CEE Rapporto Paese Romania 2017

Rapporto Paese

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10 ottobre 2017

Il PIL dovrebbe crescere del 4,2% nel 2017 e del 3,7% nel 2018, guidato da un forte incremento dei consumi privati e dalla crescita degli investimenti, inclusi i fondi strutturali provenienti dall'UE.

Rapporto Paese Romania 2017 Fig 1
Rapporto Paese Romania 2017 Fig 2

 

 

Situazione Politica

Capo di Stato: Presidente Klaus Werner Iohannis (da Dicembre 2014)

Capo del Governo: Primo Ministro Mihai Tudose (d Giugno 2017)

Popolazione: 19,7 milioni

L’incertezza politica rappresenta ancora un problema

Nel gennaio 2017, sotto la guida del primo ministro Sorin Grindeanu, la neoeletta coalizione di governo tra i socialdemocratici del PSD e i liberali dell’ALDE ha approvato un decreto che avrebbe depenalizzato alcuni gravi casi di corruzione alla base delle più gravi proteste pubbliche scoppiate dalla rivoluzione del 1989. Il controverso decreto legge è stato pertanto annullato. La questione, unita a forti dissapori emersi all’interno del PSD, ha portato alla rimozione di Grindeanu in seguito al voto di sfiducia del parlamento a giugno. Alla fine dello stesso mese  è entrato in carica un nuovo primo ministro del PSD; il presidente Iohannis (ex  leader del Partito Liberale Nazionale all’opposizione) ha confermato la sua nomina per mantenere la stabilità economica e prevenire la caduta del governo insediatosi sei mesi prima. La corruzione e le tangenti continuano a essere dei  nervi scoperti della politica e dell’economia romene, mentre l’insoddisfazione  popolare e la sfiducia nei confronti del sistema politico appaiano profondamente radicate.

Situazione Economica

Prevista una crescita inferiore, ma ancora solida, per il 2017 e il 2018

Rapporto Paese Romania 2017 Fig 3

Negli ultimi due anni la Romania ha registrato forti tassi di crescita del PIL, trainati principalmente dall’impennata della domanda interna. Nel 2016 la crescita economica è stata del 4,8%, complice soprattutto un solido aumento del 7,5% dei consumi privati, accompagnato da riduzioni dell’IVA, bassi tassi di interesse, aumenti salariali e una disoccupazione in calo. Nonostante l’incerta situazione politica nel primo semestre del 2017, questa forte crescita si è protratta e, stando alle stime, il PIL crescerà del 4,2% nel 2017 e del 3,7% nel 2018, trainato dal continuo aumento dei consumi privati e degli investimenti, compresi i fondi strutturali dell’UE. Anche le esportazioni,  soprattutto verso l’UE, hanno registrato una ripresa a un ritmo ragionevole e quest’anno è previsto un ulteriore aumento oltre l’8%. Il paese vanta una delle prospettive di crescita più forti della regione.

Rapporto Paese Romania 2017 Fig 4
Il settore bancario romeno ha portato avanti la tendenza verso un sostanziale miglioramento avviata nel 2016, con l’aumento dei coefficienti di adeguatezza patrimoniale e la diminuzione dei crediti di sofferenza. Tuttavia, il settore è ancora soggetto a un elevato rischio di credito a causa dei disallineamenti dei cambi e della bassa crescita del credito. Il disavanzo di bilancio è aumentato nel 2016 a causa della riduzione dell’IVA e dell’espansione della spesa pubblica in vista delle elezioni politiche di novembre del 2016. Nel 2017 e 2018 il disavanzo dovrebbe aumentare ulteriormente grazie al proseguimento di politiche di bilancio espansive. Ciò rende le entrate pubbliche più dipendenti da prospettive economiche positive, mentre permane l’urgente necessità di migliorare l’amministrazione fiscale. Ciononostante, il debito pubblico, pari a circa il 39% del PIL, dovrebbe rimanere moderato nel 2017 e 2018.

 

Vulnerabile alla fiducia degli investitori internazionali

Rapporto Paese Romania 2017 Fig 5
La Romania è esposta ad alcune vulnerabilità esterne. Il disavanzo delle partite correnti è sceso dal 12% del PIL nel 2008 allo 0,7% nel 2014, ma da allora è nuovamente aumentato in quanto l’elevata crescita della domanda interna
sta dando una spinta alle importazioni. Nel contempo il debito estero è relativamente elevato, pari a circa il 70% del PIL. La valuta è soggetta a una certa volatilità (ad esempio, le turbolenze politiche all’inizio del 2017 hanno fatto sì
che il leu romeno abbia registrato il tasso di cambio più basso rispetto all’euro dal 2012, seguito tuttavia da allora da una certa ripresa). Sebbene il paese resti vulnerabile ad alcuni deflussi di capitali in caso di sviluppi interni ed esterni sfavorevoli, sono state poste in essere solide riserve internazionali (sei mesi di copertura delle importazioni, un ridotto debito pubblico e un tasso di cambio flessibile).