CEE Rapporto Paese Ungheria 2017

Rapporto Paese

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10 ottobre 2017

La crescita economica dell'Ungheria dovrebbe riprendere nel 2017 e nel 2018 dopo un rallentamento del 2016, ma l'elevato livello di debito esterno rimane una punto di debolezza.

 

 

Rapporto Paese Ungheria 2017 Fig. 1
Rapporto Paese Ungheria 2017 Fig. 2

 

 

 

Situazione Politica

Capo di Stato: Presidente Janos Ader (da Maggio 2012)

Capo del Governo: Primo Ministro Viktor Orbán (da Maggio 2010)

Popolazione: 9,7 milioni
 

Continua la problematica relazione con l’UE

La coalizione conservatrice al potere dei partiti Fidesz e KDNP sotto la guida del primo ministro Viktor Orbán ha ripetutamente intrapreso azioni che hanno portato a scontri con la Commissione europea e i suoi omologhi europei (ad esempio, una controversa legge sui media, alcune modifiche costituzionali che limitano l’indipendenza della magistratura e una posizione severa nella politica degli immigrati, oltre a una scarsa predisposizione ad accettare le quote obbligatorie per i rifugiati approvate dall’UE). Complici anche alcune decisioni di politica economica poco ortodosse, come l’aumento delle imposte a  scapito delle banche, i ripetuti confronti del governo con l’UE hanno destato una certa insicurezza tra i partner europei e gli investitori internazionali.

Situazione Economica

Ripresa della crescita nel 2017 dopo il rallentamento del 2016

 

Rapporto Paese Ungheria 2017 Fig. 3

La crescita del PIL dell’Ungheria è rallentata all’1,9% nel 2016, mentre la spesa pubblica per le infrastrutture è diminuita drasticamente (diminuzione dell’erogazione dei fondi dell’UE). Ciononostante, la crescita economica è stata sostenuta da robusti consumi privati (fino al 5,0%). Nel 2017 e 2018 la crescita economica dovrebbe aumentare del 3,5% circa su base annua grazie alla ripresa degli investimenti pubblici e privati. In seguito alla deflazione registrata nel 2014 e nel 2015 (dovuta in primis alla regolamentazione dei prezzi dell’energia domestica), i prezzi al consumo sono tornati nuovamente ad aumentare, e si prevede un incremento del 2,6% nel 2017 e del 3,0%
nel 2018.

Rapporto Paese Ungheria 2017 Fig. 4

La crescita dei consumi privati sarà trainata dalla crescita salariale (aumenti dei salari minimi nel 2017 e 2018) e dall’aumento dell’occupazione, mentre le esportazioni (guidate dalla domanda dell’area dell’euro) dovrebbero restare solide.
Eventuali rischi potrebbero derivare da un arresto della ripresa dell’area dell’euro e da un rallentamento del commercio mondiale, i quali andrebbero a scapito della crescita delle esportazioni ungheresi.
Il contenimento del deficit di bilancio entro il 3% del PIL è una delle priorità principali dell’amministrazione per evitare le sanzioni dell’UE. Dal 2010, tuttavia, il governo impiega mezzi poco ortodossi per conseguire la parità di bilancio, ricorrendo in particolar modo a imposte straordinarie che gravano su banche e servizi pubblici. Il deficit di bilancio dovrebbe aumentare nel 2017 e nel 2018 a causa della riduzione dell’IVA e del calo delle imposte sulle società e dei contributi previdenziali. Il debito pubblico rimane elevato al 77% del PIL (la media dell’Europa centro-orientale è pari al 52% del PIL), ma le politiche di consolidamento fiscale saranno rimandate a dopo le elezioni politiche del 2018.

La grande debolezza dell’elevato livello del debito

Rapporto Paese Ungheria 2017 Fig. 5
Il principale punto debole dell’Ungheria è costituto ancora dal suo elevato debito estero (quasi il 100% del PIL nel 2017). Ad aggravare il problema vi è inoltre il fatto che un’ampia quota del debito estero del paese è denominato in valuta estera, poiché un deprezzamento del fiorino potrebbe ripercuotersi su molte famiglie e imprese ungheresi i cui prestiti sono denominati in valute estere.
Inoltre, anche più del 30% del debito pubblico è denominato in valuta estera.
Sebbene i surplus delle partite correnti rafforzino il tasso di cambio, il fiorino rimane altamente vulnerabile alla fiducia degli investitori  internazionali a causa degli elevati livelli del debito estero e pubblico e di un contesto istituzionale e politico non ottimale.