Market Monitor - Chimica - Italia

Market Monitor

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27 luglio 2016

L'industria chimica italiana trae beneficio da un rimbalzo della domanda interna, tuttavia le imprese dipendenti dal settore delle costruzioni ancora devono affrontare rischi più elevati.

  • La domanda interna mostra finalmente segnali di ripresa
  • I pagamenti richiedono in media 60 giorni
  • Le imprese dipendenti dal settore edile sono ancora maggiormente a rischio

 

ITALIA: Settore Chimico - Panoramica

Nel 2015 la produzione del settore chimico-farmaceutico italiano
è cresciuta dell’1,3%, attestandosi a 82 miliardi di Euro. Le esportazioni
sono aumentate del 4,2% in volume e del 3,9% in valore
grazie alla domanda crescente da parte di Stati Uniti (+15%),
Cina (+13%) e India (+20%), mentre le esportazioni verso Russia
e Turchia hanno subito una flessione. In Europa, le esportazioni
in Germania e Spagna si sono ridotte del 2% contro una crescita
dell’export verso Regno Unito (+6%) e Paesi Bassi (+20%).
La domanda sul mercato interno è finalmente tornata a dare un
contributo positivo (+2,5% in volume nel 2015). Tuttavia, la domanda
da parte degli acquirenti italiani è ancora altalenante: a
fronte di una crescita da parte del settore automobilistico e dei
beni di consumo, la domanda per edilizia e tessili continua a mostrarsi
debole. I produttori di chimica fine e di specialità (vernici,
inchiostri e collanti, detergenti e cosmetici) mostrano una performance
migliore della media grazie al forte volume di export,
al minor impatto dei costi per materie prime ed energia rispetto
al segmento della chimica di base e ai buoni margini di profitto.
Negli ultimi anni, il segmento della raffinazione ha risentito
dell’eccesso di capacità produttiva: nel 2014 gli impianti hanno
operato al 68% della loro capacità e ciò ha determinato la chiusura
e conversione di 5 stabilimenti. Tuttavia, la riduzione del
prezzo del petrolio a partire dal secondo semestre del 2014 ha
contribuito a sostenere la domanda e il segmento della raffinazione
ha registrato un aumento nella percentuale di utilizzo degli
impianti, anche se i margini di profitto continuano ad essere
sotto pressione. Rispetto ai produttori, i grossisti e rivenditori di
prodotti chimici mostrano in genere minore solvibilità e un tasso
d’indebitamento più elevato dovuto al fabbisogno di capitale
circolante.

 

GERMANIA: Settore Chimico - PIL

 

Grazie ai costi di produzione più bassi e agli incentivi del Governo francese, lo scorso anno l’industria chimica ha registrato un miglioramento dei margini di profitto. Secondo l’istituto di ricerca economica Xerfi, i margini operativi lordi (EBITDA) sono cresciuti dal 7,6% nel 2014 all’8,4% nel 2015.

Il rischio della perdita di competitività ha portato le imprese chimiche francesi ad adottare misure strategiche di ristrutturazione, quali la focalizzazione su alcune attività-chiave e la diversificazione verso specifici segmenti con margini di profitto più alti (vernici, inchiostri, collanti, prodotti farmaceutici di origine vegetale, oli essenziali). Al fine di migliorare i  margini di profitto, le imprese più piccole continuano a focalizzarsi su mercati di nicchia, investendo in Ricerca e Sviluppo e ideando servizi aggiuntivi di supporto tecnico ai clienti.

Il volume dei ritardi di pagamento e di mancato pagamento dovrebbe mantenersi basso. Il settore è caratterizzato da un basso livello d’insolvenze il cui numero dovrebbe ridursi ulteriormente nel 2016. Tuttavia, a causa della struttura della catena del valore del settore, l’eventuale fallimento di uno dei principali operatori avrebbe un forte impatto negativo sui fornitori.

Alla luce della buona performance complessiva e del basso numero e valore delle richieste di risarcimento, il nostro approccio assicurativo si mantiene positivo. Valutiamo la concessione di copertura nel settore chimico identificando anche i mercati di riferimento (ad esempio, il settore edile francese è uno dei principali acquirenti di prodotti chimici e non mostra ancora segnali di ripresa).

 

 

GERMANIA: Settore Chimico - SWOT