CEE Rapporto Paese Turchia 2017

Rapporto Paese

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10 ottobre 2017

La crescita del PIL è robusta, ma i rischi nei settori bancario e aziendale sono aumentati, mentre l'elevata dipendenza dal flusso di capitali rimane uno dei principali fattori di vulnerabilità.

Rapporto Paese Turchia 2017 Fig. 1
Rapporto Paese Turchia 2017 Fig. 2

 

 

Situazione Politica

Capo di Stato: Presidente Recep Tayyip Erdogan (da Agosto 2014)

Capo del Governo: Primo Ministro Binali Yildirim (da Maggio 2016)

Forma di Governo: Democrazia parlamentare repubblicana e stato laico. L‘influenza politica delle forze armate è stata limitata.

Popolazione: 79,5 milioni                      
 

Il paese è diviso e le epurazioni continuano

In un referendum tenutosi nell’aprile 2017 sono state approvate importanti modifiche costituzionali, che comporteranno la conseguente adozione di un sistema presidenziale che abolirà i controlli e gli equilibri costituzionali  precedenti.
Sebbene il sistema presidenziale entrerà ufficialmente in vigore dopo le elezioni politiche del novembre 2019 (il presidente Erdogan potrebbe ricoprire altri due mandati quinquennali come presidente), il potere politico di fatto è già detenuto da Erdogan.
La vittoria di misura del sì al quesito referendario (con appena il 51,4% degli elettori a favore) evidenzia la grave frattura politica all’interno del paese, soprattutto in considerazione della limitata libertà di condurre la campagna elettorale che ha ostacolato il fronte dei no. Mentre si è nuovamente esteso lo stato d’emergenza dichiarato dopo il fallito tentativo del colpo di stato del luglio 2016, è continuata la violenta repressione per epurare i funzionari sospettati di avere legami con il golpe e il movimento Gülen. Finora, circa 150.000 persone (tra cui militari, agenti di polizia, giudici, procuratori, giornalisti, funzionari pubblici, ecc.) sono stati sospesi, licenziati o arrestati. Lo stato di diritto e la situazione dei diritti umani continuano a peggiorare. Ai consigli di amministrazione delle imprese potrebbe essere assegnato un fiduciario che ne supervisioni le attività.
Nella parte sudorientale del paese si avvertono tuttora le ripercussioni della guerra civile in Siria e degli interventi transfrontalieri dell’esercito turco. La lotta tra le forze turche e il partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) si è riaccesa dopo che Ankara ha posto fine a un cessate il fuoco durato due anni, troncando i colloqui di pace informali con il PKK. Il rischio di attentati terroristici rimane elevato.

Peggiorano le relazioni con i partner occidentali 

Le relazioni con gli Stati Uniti restano tese, complici soprattutto il rifiuto di Washington di estradare Gülen e il rifornimento di armi da fuoco del paese nordamericano alle Unità di Protezione Popolare curde, impegnate nella lotta contro lo Stato Islamico. Le relazioni con l’UE e con alcuni dei suoi principali Stati membri (in particolare la Germania) sono peggiorate a causa delle critiche mosse contro la limitazione dello stato di diritto e della democrazia in Turchia e contro la detenzione di giornalisti e attivisti per i diritti umani cittadini dell’Unione Europea.
Considerati i maggiori rischi politici imputabili alla turbolenta situazione politica interna, la nuova escalation del conflitto con il PKK, gli attentati terroristici e le relazioni più tese con l’UE e gli Stati Uniti, non si possono escludere ripercussioni economiche a medio e lungo termine come, ad esempio, una forte diminuzione degli investimenti esteri e dei consumi. Ciò potrebbe influenzare negativamente la crescita economica, la stabilità del tasso di cambio, le opportunità di finanziamento esterno, il rifinanziamento e le insolvenze.

Situazione Economica

Crescita economica trainata da misure stimolanti

Rapporto Paese Turchia 2017 Fig. 3

La crescita economica si è deteriorata dopo il fallito tentativo di colpo di stato, ma ha segnato una ripresa nel quarto trimestre del 2016, e si attende un aumento di circa il 4% nel 2017. Per incentivare una domanda interna in calo, il governo turco ricorre a misure di stimolo quali agevolazioni fiscali e all’espansione del suo fondo di garanzia del credito per sostenere la fiducia economica e la domanda interna orientata al credito. Malgrado si  preveda che il disavanzo di bilancio aumenterà oltre il 2% del PIL nel 2017 e 2018, le finanze pubbliche hanno ancora un margine di manovra per l’adozione di incentivi temporanei in considerazione del tuttora basso livello del debito pubblico pari a circa il 30% del PIL.
Ciononostante, il clima imprenditoriale e la propoensione agli investimenti risentono del peggioramento della qualità istituzionale. Si prevede che il ritmo di espansione economica nei prossimi anni rimarrà inferiore al tasso medio di crescita tra il 2010 e il 2015, non sufficiente, quindi, ad assimilare l’aumento della popolazione in età lavorativa di circa un milione di persone all’anno. Il tasso di disoccupazione è già alto (11,5%) e l’inflazione rimane costantemente elevata, con ripercussioni sulla crescita dei consumi privati.

Aumenta il rischio nei settori bancario e societario

Rapporto Paese Turchia 2017 Fig. 4

Il sistema bancario turco gode ancora di buona salute grazie a banche liquide e ben capitalizzate (coefficiente di adeguatezza patrimoniale del 16%), mentre i crediti in sofferenza rimangono generalmente contenuti (circa il 3%). Tuttavia, in seguito dell’inversione di tendenza delle normative più severe per rallentare la crescita del credito, la politica governativa tesa a  stimolare tale crescita appare preoccupante. Il rapporto prestito/valore è stato allentato dal 75 all’80% e il governo esercita la sua moral suasion sulle banche per mantenere bassi i tassi ipotecari, nonostante l’aumento dei costi di finanziamento. Ormai la crescita del credito ha superato il limite del 15% ritenuto sano dalla Banca Centrale. Nel medio termine, la crescita eccessiva dei prestiti potrebbe spingere al rialzo i crediti in sofferenza.

Rapporto Paese Turchia 2017 Fig. 5

Grazie all’elevato indebitamento in valuta estera delle imprese, anche le banche sono indirettamente esposte al rischio di cambio. Il debito totale delle imprese è salito a circa il 66% del PIL alla fine del 2016 (dal 62% di inizio  anno), incoraggiato dallo stimolo del credito. Di questo circa il 45% è denominato in valuta estera. Le imprese turche (soprattutto nei settori dell’energia, dei materiali da costruzione, dell’acciaio, dei trasporti (linee aeree) e dei prodotti chimici) hanno contratto ingenti prestiti in valuta estera dalle banche locali. Poiché le attività in valuta estera coprono solo il 40% circa delle passività, le imprese corrono un rischio di cambio sostanziale. La maggior parte delle imprese a rischio sono imprese di dimensioni contenute, con guadagni per lo più in valuta locale non sufficientemente coperti.
I fattori attenuanti sono costituiti dal fatto che due terzi dei prestiti in valuta estera afferiscono a settori con copertura naturale (ad esempio, entrate provenienti dalle esportazioni). Inoltre, di recente, la crescita dei prestiti in valuta
estera è rallentata a seguito del ricorso del credito in lire promosso dalla politica pubblica. Finora, le imprese turche hanno ancora un buon accesso ai mercati internazionali dei capitali.

Si stabilizza il tasso di cambio, ma le riserve sono basse

Rapporto Paese Turchia 2017 Fig. 6

Nel periodo turbolento seguito al tentato colpo di stato, la Turchia ha dovuto fare i conti con deflussi di capitale e un forte deprezzamento della lira, di circa il 17%, rispetto al dollaro statunitense. Le riserve in valuta estera sono diminuite nonostante le misure adottate dalla Banca Centrale per limitare il drenaggio. Sebbene adeguate a far fronte ai pagamenti per oltre sei mesi di importazioni, le riserve in valuta estera sono insufficienti per coprire il fabbisogno di  finanziamento esterno.
Negli ultimi mesi il tasso di cambio si è nuovamente stabilizzato, complici le misure di stretta monetaria della Banca Centrale, che in qualche modo è riuscita a resistere alla pressione del governo per mantenere bassi i tassi di interesse. Pur mantenendo invariato il tasso di riferimento, il tasso di raccolta effettivo tardivo (Late Liquidity Window) è passato dal 10% all’inizio del 2017 in tre fasi al 12,25% nell’aprile 2017. Per contrastare l’aumento delle aspettative di crescita dei tassi di interesse negli Stati Uniti e alla luce dell’inflazione, ancora ben al di sopra dell’obiettivo, la Banca Centrale potrebbe dover inasprire ulteriormente la propria politica. Ciò, tuttavia, limiterebbe la ripresa economica trainata dalla domanda interna e potrebbe rivelarsi difficile a causa delle pressioni esercitate dal governo.

L’elevata dipendenza dall’afflusso di capitali rimane una delle principali vulnerabilità

Rapporto Paese Turchia 2017 Fig. 7

L’economia turca, di medie dimensioni, relativamente chiusa e a basso risparmio resta vulnerabile agli shock dovuti alla forte  dipendenza dagli afflussi di capitali volatili di portafoglio a breve termine. Il disavanzo delle partite correnti rimane elevato nel 2017 e 2018, superiore al 4% del PIL. Gli effetti positivi sulle  esportazioni dovuti all’indebolimento della lira sono controbilanciati dall’aumento dei costi delle importazioni a causa dell’incremento dei prezzi del petrolio e dalla persistente debolezza del settore turistico in presenza di maggiori rischi per la sicurezza.
Per coprire l’attuale deficit delle partite correnti saranno necessari un aumento del debito estero e sostanziali importazioni di capitale (investimenti diretti all’estero e capitale in portafoglio). Tuttavia, poiché gran parte di tali disavanzi è finanziata da afflussi volatili di capitale a breve termine e da investimenti di portafoglio sensibili, ciò fa sì che l’economia sia molto vulnerabile a qualsiasi scossa negativa dei mercati finanziari, potenzialmente in grado di causare un massiccio prelievo di capitali, nonché di provocare maggiori fluttuazioni nel tasso di cambio della lira.

Rapporto Paese Turchia 2017 Fig. 8
Attualmente il debito estero (detenuto per lo più dal settore privato) è considerato sostenibile, ma il livello è elevato (più del 200% nelle esportazioni di beni e servizi), sensibile all’aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti e al rischio di cambio.
Per il momento, la capacità di assorbimento dello shock è sostenuta da finanze pubbliche sane, da un sistema bancario ancora solido (nonostante l’aumento dei rischi) e da un tuttora buon accesso ai mercati finanziari internazionali. I rendimenti dei titoli di stato turchi hanno continuato a rallentare il loro ritorno a livelli più normali da quando hanno raggiunto il massimo storico nel gennaio 2017. Un buon accesso al capitale è fondamentale per garantire che i grandi progetti infrastrutturali, che fanno parte del progetto “Agenda 2023”, siano realizzati.

Permangono restrizioni strutturali per una maggiore crescita a lungo termine

La futura capacità di guadagno dell’economia turca è limitata da squilibri macroeconomici collegati a una forte espansione del credito, un’inflazione elevata e a un consistente deficit estero, associati a questioni strutturali correlate a un tasso di risparmio modesto e a debolezze in termini di competitività che limitano l’afflusso degli investimenti diretti all’estero. Il clima per gli investimenti è inoltre obnubilato da un sistema giudiziario debole e da un mercato del lavoro non flessibile. Anche le azioni finalizzate alla privatizzazione delle banche statali e nel settore energetico procedono a rilento. Senza riforme strutturali per aumentare i risparmi, ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia e migliorare il clima per gli investimenti, il tasso di crescita potenziale della Turchia diminuirà al 3% - 3,5% l’anno. Malgrado ciò, non si prevedono importanti riforme strutturali nel contesto dell’attuale situazione politica.