CEE Rapporto Paese Russia 2017

Rapporto Paese

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10 ottobre 2017

Nonostante l'attuale rimbalzo, la prospettiva a lungo termine per i tassi di crescita più elevati è sottovalutata a causa delle debolezze strutturali e dell'impatto negativo delle sanzioni.

Rapporto Paese Russia 2017 Fig 1
Rapporto Paese Russia 2017 Fig 2

 

Situazione Politica

Capo di Stato: Presidente Vladimir Putin (da Maggio 2012)

Capo del Governo: Primo Ministri Dmitry Medvedev (da Maggio 2012)

Forma di Governo: Governo formato dal partito Russia Unita e tecnocrati apartitici

Popolazione: 147,0 milioni

Politica interna: continua la stabilità a scapito della democrazia

Il sentimento nazionalista è aumentato dopo lo scoppio della crisi ucraina e l’annessione della Crimea, sostenuta da una propaganda aggressiva condotta dai media controllati dallo stato. Giocare la carta nazionalista, soprattutto per quanto riguarda Unione Europea e Stati Uniti, sembra essere il segreto per mantenere indici di gradimento elevati.

Qualsiasi opposizione si è vista emarginata da un inasprimento  dell’autoritarismo: i sostenitori della linea dura sono stati autorizzati ad attaccare i liberali e a reprimere ulteriormente i media indipendenti e le organizzazioni non governative. Le prossime elezioni parlamentari in calendario  a settembre 2017 saranno gestite in modo rigoroso e molto probabilmente manterranno l’attuale governo al potere.

Le relazioni con l’Unione Europea e gli Stati Uniti restano tese

Dopo lo scoppio della crisi ucraina all’inizio del 2014, le relazioni della Russia con l’Unione Europea e gli Stati Uniti si sono progressivamente deteriorate. L’intervento della Russia nella guerra civile in Siria ha aggiunto un’altra area di conflitto a relazioni già di per sé tese. L’annessione della Crimea da parte di Mosca a marzo e il tacito sostegno delle forze separatiste nell’Ucraina orientale hanno innescato diverse sanzioni da parte dell’UE e degli Stati Uniti, principalmente sotto forma di attivi congelati, divieti di viaggio per cittadini russi e della Crimea, limitazioni di finanziamento a lungo termine che restringono l’accesso ai mercati dei capitali statunitensi e dell’UE da parte di grandi banche russe e di alcune imprese petrolifere e di difesa, e restrizioni all’esportazione di determinati tipi di prodotti in Russia, tra cui tecnologie a duplice uso e attrezzature ad alta tecnologia per la difesa. La Russia stessa ha imposto sanzioni di ritorsione sulle importazioni di prodotti alimentari e agricoli dall’UE, dagli Stati Uniti, dall’Australia, dal Canada e dalla Norvegia. Le sanzioni dell’UE e degli Stati Uniti possono avere un impatto molto significativo sull’economia russa a lungo termine. In particolare, queste influenzeranno la capacità di rifinanziamento delle principali società e banche nazionali.

Situazione Economica

Modesta ripresa economica nel 2017 e nel 2018

Rapporto Paese Russia 2017 Fig 3

La crescita del PIL russo ha registrato una ripresa dal secondo semestre del 2016 e, dopo due anni di contrazione, l’economia dovrebbe crescere dell’1,5% circa nel biennio 2017-2018. Questa ripresa è dovuta principalmente al rinnalzamento dei prezzi del petrolio. È inoltre atteso un nuovo rialzo dei consumi privati, degli investimenti e delle esportazioni. Il rublo si è nuovamente rafforzato grazie a un aumento dei prezzi  del petrolio, nell’ordine del 20% dal marzo 2016. Favorito da un consistente raccolto che contribuisce a contenere i prezzi dei prodotti alimentari (ancora elevati a causa delle sanzioni che la Russia ha imposto alle importazioni UE), l’apprezzamento del rublo sta sortendo un effetto positivo sull’inflazione: l’aumento dei prezzi al consumo dovrebbe rallentare fino a circa il 4% nel 2017 e nel 2018. Ciò dovrebbe sostenere la ripresa dei consumi privati, per i quali è previsto un aumento del 2,6% e del 2,8% rispettivamente.

Rapporto Paese Russia 2017 Fig 4

Sia l’apprezzamento del rublo che la diminuzione dell’inflazione hanno consentito alla Banca Centrale di avere più margine di manovra per abbassare i tassi d’interesse, i quali sono scesi al 9% (dopo aver raggiunto il  massimo storico del 17% nel dicembre 2014). Questo dovrebbe andare anche a sostegno della  ripresa economica. La Banca Centrale consente fluttuazioni del rublo: ciò ha un impatto  sull’inflazione in caso di deprezzamento valutario, ma funge anche da ammortizzatore per le partite correnti, che dovrebbero rimanere in surplus nel biennio 2017-2018. Allo stesso tempo, l’alquanto solida situazione delle riserve internazionali della Russia è scarsamente esposta a indebolimenti grazie al contenimento dei deflussi di capitali.

Rapporto Paese Russia 2017 Fig 5

La politica economica a breve termine della Russia durante la precedente recessione è stata piuttosto prudente. Sebbene abbia un debito  pubblico molto basso, pari a circa il 10% del PIL, e nonostante la pressione esercitata sul bilancio dal basso prezzo del petrolio, il disavanzo pubblico è stato mantenuto entro margini accettabili. Nel 2017 e nel 2018 è previsto un giro di vite fiscale, con disavanzi inferiori al 2,1% e all’1,3% del PIL rispettivamente. Il governo ha ribadito i propri piani di pareggiare il bilancio entro il 2020, ricorrendo a un prezzo fisso del petrolio di 40 USD al barile. Eventuali entrate supplementari generate dall’aumento del prezzo del petrolio saranno utilizzate per rafforzare ulteriormente le riserve valutarie.

Permangono gravi carenze strutturali

Nonostante l’attuale ripresa economica, la prospettiva a lungo termine di tassi di
crescita più elevati e sostenibili rimane contenuta, in quanto le debolezze  strutturali e l’impatto negativo delle sanzioni sulla produttività e sugli investimenti continueranno a pesare sulla crescita.

Rapporto Paese Russia 2017 Fig 6

Il clima imprenditoriale russo è afflitto dall’incertezza sui diritti di proprietà, dalla debolezza delle infrastrutture di trasporto e dalla mancanza di concorrenza sui mercati dei beni e dei servizi. Le autorità russe non sono riuscite a cogliere l’opportunità di anni di profitti insperati per rafforzare la struttura economica del paese e aumentare il suo potenziale non petrolifero,  investendo prudentemente ingenti entrate petrolifere in altri settori per diversificare l’economia, allontanandola dal comparto dominante del petrolio e del gas.

Esiste un deterrente di fondo per gli investimenti, fortemente necessari per modernizzare il settore energetico e contribuire a diversificare l’economia. Anche prima dello scoppio della crisi ucraina, il livello degli investimenti era troppo basso e gli investimenti esteri diretti troppo limitati, in parte a causa di un clima imprenditoriale sfavorevole e della salda presa dello stato su gran parte dell’economia. La situazione è ora aggravata dalle sanzioni internazionali imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, tese a prevenire trasferimenti di tecnologia e finanziamenti alle imprese russe, soprattutto nei settori dell’energia
e militare.