Peronisti di nuovo al potere con sfide enormi

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05 novembre 2019

Ripristinare la fiducia degli investitori sarà la chiave del successo di Fernández nel rinvigorire l'economia argentina, ma non non sarà l'unico elemento necessario.

  • Il candidato di centro-sinistra Alberto Fernández ha vinto le elezioni presidenziali dell'ottobre 2019

  • Tra problemi economici e una profonda crisi di fiducia, la sua agenda politica è ancora vaga.

  • Un altro default del debito sovrano si profila ancora all'orizzonte

  • Le restrizioni di capitale non ostacolano ancora l'accesso delle imprese ai cambi per fini commerciali.

Il 27 ottobre, il peronista di centro-sinistra Alberto Fernández ha vinto le elezioni presidenziali argentine con il 48% dei voti contro il presidente in carica Mario Macri. Il mandato quadriennale di Fernández inizierà il 10 dicembre 2019. L'esito delle elezioni significa anche il ritorno al potere dell'ex presidente (2007-2015) Cristina Fernández de Kirchner (i due non sono parenti) come nuova vicepresidente.

Tuttavia, la coalizione di centro-destra Juntos por el Cambio (JC) di Macri rimane un'importante forza di contrappeso. La sua coalizione JC sarà la più grande della Camera dei deputati. La nuova amministrazione dovrà cooperare con il gruppo JC per definire il loro programma politico, e vi sono segnali preliminari che Macri e Fernández siano disposti a farlo.Del resto lo stato disastroso dell'economia  lascia loro poca scelta.

Affrontare i problemi economici come priorità assoluta

Tra le principali priorità del presidente eletto vi sono la stabilizzazione dell'economia e la ricostruzione della fiducia delle imprese e degli investitori. L'economia è in contrazione dallo scorso anno (si prevede una contrazione del 3% nel 2019 e di oltre l'1% nel 2020), l'inflazione è ostinatamente elevata a un tasso annuo superiore al 50%, la disoccupazione è superiore al 10% e il tasso di povertà è aumentato a più di un terzo della popolazione.

La fiducia è crollata dopo l'inaspettata sconfitta di Macri alle elezioni primarie di agosto, riflettendo i timori della comunità imprenditoriale locale e degli investitori che un ritorno al potere dei peronisti significherebbe una ripetizione delle loro politiche interventiste, protezioniste e antieconomiche, e successive inadempienze sovrane.

Il risultato di questa crisi di fiducia è stato un forte deprezzamento del peso (di circa il 25% rispetto al dollaro) e una diminuzione delle riserve ufficiali (di circa il 20%), costringendo il governo ad imporre restrizioni valutarie parziali a partire dal 2 settembre. Tali restrizioni sono state addirittura inasprite il giorno delle elezioni, riducendo l'importo massimo di dollari che gli argentini potrebbero acquistare da 10.000 dollari al mese a 200 dollari, al fine di evitare ulteriori diminuzioni del peso e delle riserve ufficiali.

Nonostante i controlli, le riserve ufficiali sono diminuite del 20% dalla loro imposizione, mentre il peso ha raggiunto un nuovo record minimo (quasi superando la soglia dei 60 peso per USD) poco prima del giorno delle elezioni (vedi grafico). Finora, l'ulteriore inasprimento sembra aver funzionato per stabilizzare la valuta, dato che il peso si è modestamente apprezzato dopo il giorno delle elezioni. Detto questo, il peso si è indebolito nel mercato nero a 77 per dollaro, il che sta alimentando le preoccupazioni degli investitori circa la portata delle restrizioni.

Per il momento, le restrizioni non pregiudicano la capacità delle imprese di accedere ai cambi per scopi di trading o di  debito. Tuttavia, dato il basso livello delle riserve e il difficile contesto economico, non si può escludere un ulteriore inasprimento delle restrizioni.

Controls stave off free-fall but reserves and exchange rate still weakening

Un'agenda di politica economica ancora incerta

Finora, il presidente eletto è stato piuttosto vago sulla sua agenda di politica economica. In generale è considerato più pragmatico della sua collega di campagna, Fernández de Kirchner. Si è persino dimesso da capo gabinetto nel 2008 a causa delle politiche sempre più populiste di Kirchner, compresa la decisione di imporre pesanti limiti e tasse di esportazione agli agricoltori del paese.

Fernández si trova di fronte a un compito molto impegnativo: mantenere le diverse fazioni dei peronisti a bordo, mantenere le sue promesse elettorali di non adottare più misure di austerità, e allo stesso tempo cercare di ricostruire la fiducia tra imprese e investitori. La cosa più urgente sarà rinegoziare con il FMI e fornire maggiori dettagli su una proposta di ristrutturazione del debito sovrano verso i creditori privati, annunciata l'estate scorsa.

Il programma di 57 miliardi di dollari concordato l'anno scorso dal FMI, di gran lunga il più grande mai fornito in importi assoluti, sembra fuori strada dopo la crisi di fiducia, e la quinta revisione è stata rinviata a dopo le elezioni. Sebbene Fernández sia stato critico nei confronti del FMI durante la sua campagna elettorale, si ritiene generalmente che una volta in carica adotterà un approccio più pragmatico.

Per quanto riguarda la ristrutturazione del debito, Fernández ha fatto eco alle intenzioni del governo Macri, affermando che si tratterebbe di un " reprofiling volontario" e che tutti i contratti verrebbero rispettati. Tuttavia, il processo sarà molto complesso e lungo, mentre il rischio di un nuovo default sovrano (il nono nella storia dell'Argentina) rimane molto alto. Ciò è dovuto anche all'impennata degli ammortamenti del debito verso i creditori privati esterni di 17 miliardi di dollari nel 2020 e alla diminuzione delle riserve ufficiali del governo. Il fattore chiave sarà il grado di aggiustamento fiscale al quale la nuova amministrazione è disposta e in grado di impegnarsi.  

Tra l'incudine ed il martello

Il margine di delusione tra gli investitori e gli elettori argentini è alto. Se il nuovo presidente e il suo team non riconquistano la fiducia degli investitori, potrebbe seguire un nuovo default sovrano, rendendo difficile attrarre i finanziamenti necessari per rilanciare l'economia. Tuttavia, rompere l'impegno elettorale di porre fine all'austerità potrebbe portare a diffusi sconvolgimenti sociali, che potrebbero rendere gli investitori ancora più esitanti ad investire nel paese. Più lungo è il periodo di incertezza sulla direzione delle politiche, maggiore è il rischio di un vero e proprio default. In ogni caso, affrontare i problemi economici profondamente radicati dell'Argentina sarà difficile e richiederà molti anni.

 

Greetje Frankena, Principal Economist
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