MENA Rapporto Paese Arabia Saudita 2018

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24 luglio 2018

La diversificazione economica procederà solo lentamente, lasciando l'economia in gran parte dipendente dalle entrate petrolifere e dal sostegno statale per il momento.

Arabia Saudita 2018 - Panoramica
Arabia Saudita 2018 - Settori

Situazione politica

Riforme economiche e una politica estera più incisiva

Nel giugno 2017, il re Salman ha nominato erede al trono suo figlio, il principe Mohammed bin Salman, che ha così preso il posto del principe ereditario Mohammed bin Nayef. Mohamed bin Salman è il principale promotore di un ambizioso programma di riforma (Saudi Vision 2030) per diversificare l’economia e rilanciare il settore privato. Si tratta di un passo importante, in quanto il settore petrolifero non sta generando posti di lavoro sufficienti per assorbire la crescita della popolazione e della forza lavoro, il che potrebbe portare a un aumento dell’insoddisfazione e delle tensioni sociali. Una grande epurazione anticorruzione alla fine del 2017 ha portato all’arresto (temporaneo) di funzionari pubblici, uomini d’affari e persino alcuni principi, congelando i loro conti. Tuttavia, le riforme volte a rafforzare i diritti politici e la partecipazione rimangono in gran parte fuori dall’ordine del giorno.

Le attuali turbolenze politiche in Medio Oriente rappresentano una sfida per i governanti sauditi, con gravi problemi di sicurezza dovuti all’attuale situazione nel vicino Iraq e nello Yemen. L’Arabia Saudita si sente sempre più minacciata dalla crescente influenza dell’Iran, suo rivale storico per l’egemonia nella regione del Golfo. Pertanto, la politica estera saudita è diventata più assertiva, soprattutto per contrastare l’influenza iraniana, ad esempio sostenendo le forze di opposizione (sunnite) in Siria e, dal marzo 2015, con un intervento militare diretto nello Yemen contro i ribelli Houthi, che come tribù sciita sarebbero sostenuti dall’Iran. Insieme agli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita è la forza trainante del boicottaggio regionale del Qatar, comprendenti sanzioni diplomatiche ed economiche. Tale mossa è stata una reazione all’esistenza di stretti legami del paese con l’Iran e l’Associazione dei Fratelli Musulmani ed è scaturita da un presunto sostegno del terrorismo da parte del Qatar.

Situazione economica

Prevista una modesta ripresa per il 2018 e il 2019

Arabia Saudita 2018 - Pil

Il PIL reale si è contratto dello 0,7% nel 2017, principalmente a causa dei tagli alla produzione petrolifera decisi in seno all’OPEC, ma una ripresa dei prezzi del petrolio e l’allentamento del risanamento di bilancio faranno salire la crescita economica all’1,0% nel 2018 e al 2,0% nel 2019. I grandi investimenti in corso in progetti infrastrutturali come la metropolitana di Riyadh e il progetto NEOM (una nuova città e zona economica) da 500 miliardi di dollari sosterranno inoltre l’attività economica. La Banca centrale dell’Arabia Saudita continua a seguire da vicino le misure di inasprimento monetario della Federal Reserve statunitense al fine di sostenere l’ancoraggio del riyal al dollaro, che mantiene piuttosto rigide le condizioni di liquidità nel settore bancario. Di conseguenza, alla fine del 2017 la crescita del credito del settore privato era leggermente negativa. Tuttavia, da allora la situazione della liquidità è migliorata grazie alle maggiori entrate petrolifere e il settore bancario rimane solido e ben capitalizzato, con un basso livello di prestiti in sofferenza.

Arabia Saudita 2018 - Investimenti fissi

Le misure di austerità (tra cui l’aumento del prezzo della benzina e la riduzione generale delle sovvenzioni) hanno contribuito a ridurre il disavanzo di bilancio dal 12,9% del PIL nel 2016 all’8,9% del PIL nel 2017. Il risanamento dei conti pubblici sarà più graduale, poiché l’attenzione si è spostata verso il sostegno alla crescita a breve termine. Le indennità per i dipendenti pubblici precedentemente ridotte sono state ripristinate, la spesa in conto capitale per i progetti sarà ripresa e i trasferimenti sociali destinati a compensare le famiglie povere torneranno ad aumentare (probabilmente per evitare malcontento da parte dell’opinione pubblica).

Pertanto, l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio è stato rinviato dal 2020 al 2023, il che non è un problema a causa dell’esistenza di ampie riserve finanziarie. Inoltre, le finanze pubbliche poggiano ora su basi più solide, in quanto sono state sfruttate nuove fonti di entrate non petrolifere, tra cui l’aumento dei prezzi dei carburanti, l’aumento delle imposte sugli espatri e l’introduzione di un’imposta IVA del 5% a partire dal primo gennaio 2018. Il debito pubblico continua ad aumentare, anche se da una base bassa, fino a circa il 35% del PIL nel 2018, in quanto il governo continua a emettere obbligazioni per finanziare il disavanzo e proteggere le riserve.

Dopo due anni di disavanzi elevati, le partite correnti sono tornate in attivo nel 2017 grazie all’aumento dei prezzi del petrolio, che dovrebbero rimanere in attivo nei prossimi anni. Con circa 30 mesi di copertura delle importazioni, le riserve internazionali sono più che sufficienti per difendere l’ancoraggio della valuta al dollaro USA. L’accesso ai mercati internazionali dei capitali rimane facile e vi è ancora il progetto di trasformare il Fondo di investimento pubblico in un Fondo patrimoniale sovrano (SWF) da 2000 miliardi di dollari USA per aumentare gli investimenti all’estero. Tale SWF sarà in parte finanziato dalla vendita del 5% della compagnia petrolifera statale Aramco.

Una diversificazione esaustiva dell’economia per allontanarla dalla dipendenza dal petrolio costituisce una priorità dell’agenda politica. Nel 2016 il governo ha annunciato obiettivi di riforma di vasta portata nel suo piano “Saudi Vision 2030”. Scopo prefissato è quello di trasformare l’economia nell’arco dei prossimi 15 anni diversificando la crescita, riducendo la dipendenza dal petrolio, garantendo la sostenibilità delle finanze pubbliche a lungo termine, incrementando il ruolo del settore privato e creando più posti di lavoro.

Arabia Saudita 2018 - Investimenti fissi

Ciononostante, resta da vedere se perdurerà la volontà politica necessaria a portare a termine queste profonde riforme economiche. In ogni caso, si prevede che la diversificazione procederà solo lentamente, lasciando l’economia per il momento in gran parte dipendente dai proventi del petrolio e dagli aiuti statali.

Sebbene la graduale attuazione di ”Saudi Vision 2030” dovrebbe essere la forza trainante della crescita a medio termine dell’economia non petrolifera, rimangono ancora molti ostacoli. Ad esempio, i piani per aumentare la quota di consumo dei beni prodotti localmente al 50% entro il 2020 potrebbero imbattersi in difficoltà a causa di una valuta sopravvalutata ancorata al dollaro statunitense e senza politiche economiche adeguate per promuovere la competitività esterna. Il programma di saudizzazione per sostituire i lavoratori stranieri più a basso costo con cittadini sauditi è ostacolato da rigide leggi sul lavoro e dall’inadeguatezza di competenze professionali. Attualmente i cittadini sauditi occupano il 90% dei posti di lavoro nel settore pubblico, ma solo il 19% nel settore privato.

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