Asia Rapporto Paese India 2019

Rapporto Paese

  • India
  • Generale

28 marzo 2019

Le prospettive economiche dell'India per il 2019 e il 2020 restano solide con una crescita di circa il 7%, ma un settore bancario debole e un elevato indebitamento delle imprese destano preoccupazioni

 

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Situazione politica

Elezioni generali previste per aprile / maggio 2019

La coalizione dell'Alleanza Democratica Nazionale (National Democratic Alliance - NDA), guidata dal Partito del Popolo Indiano (Bharatiya Janata Party - BJP) del primo ministro Narendra Modi, rimane in una posizione di forza. Malgrado sia prevista la sua vittoria alle elezioni di aprile/maggio, a causa del calo del suo indice di gradimento, la coalizione potrebbe perdere la maggioranza in parlamento. Ciò implicherebbe che il primo ministro Modi dovrebbe cercare il sostegno di altri partiti.

L'amministrazione Modi ha attuato diverse importanti riforme (ad esempio, l'introduzione di un'imposta nazionale sui beni e servizi, GST), migliorando le prospettive a lungo termine dell'economia. Il sistema GST uniforme creerà un mercato nazionale unico e migliorerà l'efficienza del commercio interno. Ciononostante, le riforme dei mercati fondiari e del lavoro procederanno solo gradualmente a livello nazionale, data la forte opposizione politica delle organizzazioni della società civile e dei sindacati.

La politica estera dell'India è animata dal suo obiettivo di svolgere un ruolo di attore di primo piano nell'Asia meridionale. Nuova Delhi ha approfondito i legami con gli Stati Uniti e il Giappone, condividendo con loro l'interesse strategico di contrastare la crescente influenza della Cina nell'Asia meridionale (ad esempio in Sri Lanka e Bangladesh) e in tutta la regione Asia-Pacifico. Le relazioni con il Pakistan rimangono tese, soprattutto a causa del conflitto di lunga durata nella regione del Kashmir.

Situazione economica

Ottime prospettive di crescita per il 2019 e il 2020

L'India dovrebbe registrare nuovamente tassi di crescita economica annuale elevati, pari a circa il 7% nel 2019 e nel 2020, trainati soprattutto dalla forte domanda interna (consumi privati e spese delle imprese). Inoltre, le esportazioni nette contribuiranno positivamente all'espansione del PIL, complici politiche fiscali volte a contenere le importazioni e una rupia più debole. L'inflazione dovrebbe aumentare nel 2018 e nel 2019, pur rimanendo all'interno della fascia obiettivo del 2-6% della banca centrale.

 

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Nonostante alcuni miglioramenti, la qualità dell'ambiente imprenditoriale indiano rimane relativamente scarsa a causa di molte lacune strutturali: un settore agricolo sottosviluppato, infrastrutture carenti, leggi sul lavoro inflessibili, una burocrazia farraginosa, leggi fondiarie rigide e carenza di manodopera qualificata dovuta alla scarsa istruzione della maggior parte della popolazione.

Gli attriti commerciali con gli Stati Uniti (ad esempio sulle esportazioni indiane di acciaio e alluminio) hanno avuto finora solo un piccolo impatto negativo, ma all'inizio di marzo 2019 il presidente Trump ha annunciato la sua intenzione di porre fine al trattamento commerciale preferenziale per l'India, che abbassa i dazi USA sulle esportazioni indiane del valore di 5,6 miliardi di dollari. Ciò potrebbe avere un impatto sulle imprese in settori quali preziosi, tessili, alimenti trasformati e meccanica.

L'aumento del deficit commerciale dell'India nel 2018 ha portato il disavanzo delle partite correnti a quasi il 3% del PIL nello stesso anno. Questo disavanzo dovrebbe scendere a un livello sostenibile pari a circa il 2% del PIL nel 2019 e nel 2020, ma il rincaro del prezzo del petrolio continua a essere un rischio negativo. La posizione esterna dell'India è confortevole, e sia il paese che i rischi sovrani rimangono contenuti. Il debito estero è ridotto e in diminuzione, mentre la situazione di liquidità è buona, il che rende l'economia resiliente agli shock esterni. L'India ha un eccellente storico dei pagamenti, caratterizzato dall'assenza di mancati pagamenti sin dal 1970, e fornisce, dunque, un buon accesso ai mercati dei capitali.

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Il consolidamento fiscale sta rallentando in vista delle elezioni generali di aprile/maggio 2019 a seguito di un aumento della spesa per i sussidi (a favore degli elettori), i pagamenti per le prestazioni sociali e i miglioramenti delle infrastrutture (il governo sta investendo in infrastrutture energetiche, uno dei maggiori ostacoli al potenziale di crescita economica a lungo termine dell'India).

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Le entrate sono aumentate, sostenute da un gettito fiscale più elevato e da una forte crescita. Il governo dovrebbe riprendere i suoi sforzi per ridurre il disavanzo di bilancio dopo le elezioni. Il debito pubblico diminuirà gradualmente e rimarrà sostenibile. Inoltre può essere ampiamente finanziato da prestiti interni e beneficia di una lunga scadenza: un fattore in grado di attenuare gli effetti negativi.

 

La debolezza del settore bancario e l'indebitamento societario continuano a destare timore

Le recenti segnalazioni di frodi bancarie hanno suscitato nuovi timori in merito alla corporate governance, alla regolamentazione bancaria e alla reale portata delle attività non redditizie. Le preoccupazioni per la salute generale del settore finanziario sono aumentate a seguito dell'inadempienza debitoria di una grande impresa di finanziamento e costruzione di infrastrutture nell'autunno 2018. Il governo ha tuttavia rilevato tale società e ha garantito i pagamenti dopo l'inadempienza per evitare effetti di "spill-over".

 

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Ciononostante, sui bilanci delle banche indiane (principalmente istituti di credito del settore pubblico) grava un livello elevato di crediti inesigibili, con attività in sofferenza stimate a oltre il 12% all'inizio del 2019. L'elevato indebitamento delle imprese rimane per il momento un rischio per l'economia indiana e non si può escludere un ulteriore deterioramento dei bilanci delle imprese e delle banche pubbliche. Malgrado ciò, la possibilità di una ricaduta sistemica nel settore finanziario è piuttosto limitata in quanto il governo e la Banca centrale interverrebbero in caso di crisi.

 

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Nei primi nove mesi del 2018, il tasso di cambio della rupia è stato messo sotto pressione, complici in primis il crescente deficit delle partite correnti e l'inasprimento della politica monetaria statunitense, nonché l'accresciuta avversione al rischio dei mercati emergenti e le preoccupazioni per il settore finanziario indiano. I deflussi di capitali e la volatilità delle valute potrebbero persistere nel 2019, ma l'economia solida e relativamente chiusa, l'inflazione contenuta, i solidi rapporti di riserva e il debito estero gestibile stanno attenuando le conseguenze negative dell'indebolimento della rupia sull'economia.

 

 

 

 

 

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