APAC Rapporto Paese Filippine 2018

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13 marzo 2018

Si prevede che la crescita del PIL rimarrà al di sopra del 6% nel 2018, ma politiche economiche controverse potrebbero ostacolare il sentiment delle imprese e gli investimenti esteri.

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Situazione politica

Capo di Stato/Governo: Presidente Rodrigo Duterte  (da Giugno 2016)

Forma di governo: Repubblica presidenziale. La costituzione delle Filippine è fortemente ispirata a quella statunitense.

Popolazione: 106,3 milioni

Aumentano i timori internazionali nei confronti del governo

La violenta repressione da parte del presidente Duterte del traffico di stupefacenti, che è sfociata nell’uccisione sommaria di migliaia di persone, ha destato profonda preoccupazione a livello internazionale riguardo al rispetto dei diritti umani e all’impegno del governo nei confronti dello Stato di diritto. Un’ulteriore incertezza è scaturita dagli apparenti tentativi da parte delle Filippine di rinsaldare i legami con la Cina a scapito della stretta cooperazione politica ed economica con gli Stati Uniti. Queste mosse potrebbero rappresentare un rischio per le previsioni economiche altrimenti positive delle Filippine, incidendo negativamente sulla fiducia delle imprese, sul commercio e sugli investimenti esteri. La situazione della sicurezza a Mindanao è peggiorata dopo i cinque mesi di battaglia di Marawi tra le forze di sicurezza e i militanti musulmani radicali nel 2017.

Situazione economica

Tassi di crescita persistentemente elevati trainati dai consumi interni           

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Dal 2012 la crescita economica è stata persistentemente elevata, trainata principalmente dai consumi privati, pari a circa il 70%  dell’economia. Negli ultimi 15 anni il settore dell’outsourcing (ad es. call center) è cresciuto da  quasi zero a circa il 9% del PIL. La crescita è stata sostenuta anche dall’aumento della domanda di esportazioni filippine, come per il settore  dell’elettronica. Avendo come principali destinazioni delle esportazioni paesi come Stati Uniti e Giappone, le Filippine risentono in misura minore del calo della domanda da parte della Cina rispetto ai propri omologhi del sud-est asiatico.
Il PIL è cresciuto di oltre il 6% nel 2017, grazie all’aumento della spesa pubblica (progetti infrastrutturali) e al dinamismo dei consumi privati, sostenuto dalla diminuzione della disoccupazione e dal continuo afflusso di rimesse (pari a circa 31 miliardi di dollari statunitensi, equivalenti a oltre il 10% del PIL). Nel corso dei prossimi anni si stima che una crescente classe media favorirà un netto aumento dei consumi privati. Tuttavia, pur rimanendo sostenuta, l’espansione economica dovrebbe segnare una lieve flessione nel 2018, in quanto la fiducia degli investitori sembra aver risentito della violenta campagna contro il traffico di stupefacenti, delle osservazioni antistatunitensi del passato e di alcune controverse iniziative di politica economica sulle importazioni di riso e sul diritto del lavoro.

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L’amministrazione di Duterte sta promuovendo fortemente progetti infrastrutturali, e la spesa ad essi correlata dovrebbe passare dal 5,2% del PIL nel 2016 al 7,4% del PIL nel 2022. Per aumentare gli investimenti privati e preservare gli elevati tassi di crescita economica a lungo termine, è infatti necessaria la costruzione di reti ferroviarie, porti, strade e aeroporti.

Il congresso ha varato un ampio programma di riforma fiscale per finanziare più ingenti spese infrastrutturali e, alla fine del 2017, è stato approvato un primo pacchetto di misure (riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, accompagnata da un incremento della base imponibile IVA e da un aumento delle imposte sul carburante e sui veicoli). Per il futuro sono previsti altri pacchetti (tra cui una riduzione dell’aliquota dell’imposta sulle società e una riforma delle imposte sui beni immobili e delle imposte minerarie).

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Con il miglioramento della base imponibile, si prevede che i deficit fiscali e le finanze pubbliche si manterranno a un livello accettabile,  sostenendo il protrarsi della spesa pubblica. La situazione macroeconomica esterna è solida, con  un debito estero gestibile (22% del PIL, 54% delle esportazioni di beni e servizi previsto per il 2018) e ampia liquidità. Mentre le partite correnti sono  diventate deficitarie dal 2016, il fabbisogno di finanziamenti esterni è contenuto e le riserve internazionali ammontano a circa otto mesi di copertura delle importazioni.

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