La resilienza economica messa alla prova dagli shock esterni
Le economie asiatiche risentono in modo diverso degli shock energetici e commerciali
L’economia globale deve affrontare nuove pressioni derivanti da due shock: l’aumento dei prezzi dell’energia, determinato dal protrarsi del conflitto in Medio Oriente, e il deterioramento del contesto commerciale globale. L’aumento dei costi energetici ha fatto crescere l’inflazione, le spese di trasporto e l’incertezza per le imprese, mentre il commercio è sempre più influenzato da dazi, controlli sulle esportazioni e considerazioni geopolitiche piuttosto che dall’efficienza. L’Asia emergente rimane il principale motore di crescita mondiale, sostenuta da posizioni esterne più solide, mercati interni più profondi e quadri politici migliorati. Tuttavia, la resilienza varia in modo significativo da un paese all’altro. Le economie importatrici di energia, come India, Thailandia, Filippine e Vietnam, sono più esposte all’aumento dei costi del carburante, mentre Cina e Malesia sono in una posizione migliore per assorbire lo shock. La frammentazione del commercio crea opportunità attraverso la diversificazione della catena di approvvigionamento, in particolare per Vietnam, Malesia e India, ma il successo dipende sempre più dalla conformità alle norme, dalla trasparenza e dalla solidità delle istituzioni. In definitiva, i paesi con una forte domanda interna, politiche credibili e istituzioni efficaci sono nella posizione migliore per resistere agli shock esterni, mentre quelli che devono affrontare inflazione, indebitamento, incertezza politica o scarsa fiducia rimangono più vulnerabili.
I flussi commerciali asiatici si stanno spostando, non riducendo
Concentrandoci sulle posizioni commerciali dei paesi e sulle relative opportunità e vulnerabilità, concludiamo che il commercio rimane un motore chiave della crescita dell’Asia emergente, ma sta diventando più geopolitico, selettivo e orientato alla conformità. La rivalità tra Stati Uniti e Cina sta reindirizzando, piuttosto che riducendo, i flussi commerciali attraverso dazi, controlli sulle esportazioni, requisiti relativi alle norme di origine e scrutinio delle catene di approvvigionamento. La Cina rimane centrale per il settore manifatturiero globale, in particolare nei settori dell’alta tecnologia, dell’energia pulita e dell’elettronica. Tuttavia, la forza delle sue esportazioni riflette anche una domanda interna debole e alimenta tensioni relative alla sovraccapacità produttiva e ai sussidi. Le strategie “Cina più uno” continuano a avvantaggiare Vietnam, Malesia e India, ma gli investimenti dipendono sempre più dalle infrastrutture, dalla stabilità politica e dalla conformità normativa. La domanda legata all’intelligenza artificiale sostiene le esportazioni regionali, aggiungendo però un rischio di concentrazione. Nel frattempo, gli Stati Uniti offrono un mercato di grandi dimensioni ma sono caratterizzati dall’incertezza politica, mentre l’Europa garantisce un accesso più prevedibile ma standard più rigorosi. Nel complesso, il commercio sta diventando più regionalizzato, regolamentato e influenzato da considerazioni geopolitiche piuttosto che dalla pura efficienza economica.
Prospettive di crescita: resilienza divergente
Si prevede che l’Asia emergente rimanga una regione in forte crescita nel 2026-27, ma l’andamento economico sta diventando sempre più disomogeneo. Il Vietnam è il paese che registra le migliori prestazioni, con una crescita del PIL trainata dagli investimenti e dalle esportazioni di prodotti elettronici, sebbene l’aumento dell’inflazione e i rischi per la stabilità finanziaria indichino pressioni di surriscaldamento. Anche l’India mostra una crescita robusta, sostenuta da una forte domanda interna, dalla spesa per le infrastrutture e dagli investimenti, ma deve affrontare anche persistenti sfide legate all’inflazione. La Malesia beneficia della domanda legata all’intelligenza artificiale, delle esportazioni di prodotti elettronici e degli investimenti nei data center, sebbene le sue prospettive siano sempre più legate al ciclo tecnologico globale. La Cina rimane un punto di riferimento chiave per la crescita, ma la domanda estera non può continuare a compensare la debolezza dei consumi delle famiglie e degli investimenti. L’Indonesia mantiene una crescita stabile, sebbene la credibilità delle politiche sia oggetto di un esame più attento. La Thailandia rimane frenata dalla debole domanda interna e dall’elevato indebitamento delle famiglie, mentre le Filippine si trovano ad affrontare la combinazione più difficile nel breve termine di alta inflazione e crescita debole. Nel complesso, la resilienza rimane forte ma varia in modo significativo da un’economia all’altra.
- I flussi commerciali asiatici stanno cambiando direzione, non diminuendo
- Si prevede che l’Asia emergente rimarrà una regione in forte crescita nel periodo 2026-27, ma i risultati economici
stanno diventando sempre più disomogenei - Le economie asiatiche caratterizzate da una forte domanda interna, politiche credibili e istituzioni efficaci sono nelle condizioni migliori per resistere agli shock esterni, mentre quelle alle prese con inflazione, indebitamento, incertezza politica o scarsa fiducia rimangono più vulnerabili