Editoriale

 


Massimo Mancini

Massimo Mancini
Country Manager Atradius Italia

Il cauto ottimismo manifestato a inizio anno sull’economia globale ha lasciato il posto a un quadro decisamente più ottimista per quanto riguarda la prosecuzione della crescita economica. Le previsioni più aggiornate indicano per il 2017 un aumento del Pil globale al 2,9% rispetto al 2,4% del 2016, e un’ulteriore crescita nel 2018 quando è atteso un aumento al 3,1%. La notizia ancora più positiva riguarda la forte ripresa degli scambi commerciali, la cui crescita è proseguita nel 2017 con un’espansione più solida e diffusa del previsto, segnando una crescita del 3,6% fra settembre 2016 e agosto 2017 dopo il modesto aumento dell’1,4% nei 12 mesi precedenti. La crescita del commercio globale superiore alle aspettative trova una spiegazione nelle importazioni della Cina, nella ripresa economica in Brasile e Russia, e anche nel calo costante dell’indice dell’incertezza politica, grazie alla constatazione che ai proclami dirompenti di Trump non sono seguiti fatti concreti.  C’è da chiedersi se queste condizioni favorevoli saranno confermate anche nel 2018, soprattutto per quanto riguarda l’indice di incertezza politica. Qualche dubbio è venuto agli osservatori proprio in questi giorni dopo il summit del WTO di Buenos Aires, che si è chiuso senza nessun passo avanti sui capitoli caldi dell’agricoltura, dei servizi e dell’e-commerce, principalmente a causa dell’opposizione degli Usa a qualsiasi accordo multilaterale sugli scambi che, a parere di Trump, rappresenti anche un pur piccolo sacrificio per i produttori americani. Nello stesso giorno (14 dicembre), e nella stessa Buenos Aires, si è anche consumata la divisione fra Europa e Mercosur, di fatto facendo slittare l’accordo di libero scambio a causa delle divisioni sulle importazioni di carne ed etanolo da parte dei paesi Ue.

Possibili ripercussioni negative del crescente orientamento protezionistico potrebbero riguardare proprio il settore alimentare, dove le esportazioni hanno un ruolo redditivo rilevante. Finora il settore non ha presentato problemi di rischio creditizio, ma eventuali barriere doganali, insieme alla volatilità dei prezzi ed a sempre possibili problemi sanitari, rappresentano un rischio per produttori e operatori commerciali del settore, che richiede una maggiore attenzione sul fronte delle coperture assicurative. L’Italia, che ha sempre giocato un ruolo di primo piano nel food, prevede una crescita del 2,2% del valore aggiunto nel 2017 e del 2,4% nel 2018 proprio grazie all’export, dopo un aumento modesto del fatturato nell’ultima parte del 2016. Uno sguardo rapido ai principali Paesi del settore alimentare mostra buone prospettive per il Brasile, dove dovrebbe continuare a scendere la diminuzione dei ritardi nei pagamenti già iniziata nel 2016 e proseguita nel 2017. Per la Francia da segnalare la costante volatilità dei prezzi e la perdita di quote mercato in Europa che potrebbero portare a un aumento dei mancati pagamenti e delle insolvenze, soprattutto nel comparto delle carni. In Olanda, uno dei principali esportatori mondiali dell’agroalimentare, dovrebbe proseguire anche nel 2018 la crescita del valore aggiunto ma, come tutti i grandi paesi esportatori, potrebbe subire i rischi politici intaccando l’attuale basso livello di insolvenze e tempi di pagamento. Nel Regno Unito la svalutazione della sterlina, dopo il referendum pro Brexit, ha prodotto un aumento dei prezzi dell’import e una forte inflazione dei prezzi al consumo, con conseguente aumento dei ritardati pagamenti e delle insolvenze, in particolare nei settori della carne e dell’ortofrutta. Il comparto della carne è anche quello più critico in Germania, dove pure il fatturato nominale del settore food è cresciuto del 5,7% nel primo semestre di quest’anno, ma dove i margini di profitto in contrazione spingono le aziende a chiedere dilazioni di pagamento sempre più alte ai fornitori, con aumento del rischio di insolvenza che richiede maggiore attenzione sotto il profilo assicurativo.  

Un settore che a sua volta potrà essere influenzato da eventuali rischi di natura politica è quello della siderurgia, dove pure è in atto una ripresa sia nei prezzi sia nell’utilizzo dell’acciaio, che comunque è ancora basso rispetto al livello pre-crisi. I limiti ambientali posti dall’Ue e il ricorso all’e-mobility fanno però prevedere un nuovo calo della domanda di acciaio da parte dell’industria automobilistica, acquirente chiave del settore.

Dopo il forte calo del 2015 (-7%), la produzione siderurgica in Italia è tornata a crescere nel 2016 (+6%) e nei primi sei mesi del 2017 (+1,7%), ma le vendite sul mercato interno, sostenute per il 50% dall’edilizia, non sono previste in aumento. La valutazione di Atradius del settore è passata da ‘cupo’ a ‘discreto’, tuttavia l’approccio assicurativo resta prudente per le imprese fornitrici del settore edilizio e del petrolio/gas, mentre è più aperto per le acciaierie e per le imprese siderurgiche legate al settore auto e orientate all’export.

Un’altra novità dal mondo Atradius riguarda l’apertura di due nuovi uffici in Bulgaria e Romania, due mercati fra i più dinamici dell’Europa, ampliando così la sfera globale della consulenza ai partner commerciali Sofia e Bucarest. Il lancio delle due nuove filiali fa parte della strategia di crescita globale di Atradius, che mira a garantire il miglior servizio possibile e competenze locali di alto livello per i clienti nazionali e internazionali.