Turchia performance settori - un anno difficile

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06 aprile 2017

Il comportamento nei pagamenti di molte aziende turche si è deteriorato dal 2015, e settori chiave continuano ad affrontare i problemi nel 2017 a causa di una maggiore incertezza.

Turchia performance dei settori –
un anno difficile

  • Un contesto commerciale difficile causato dalla maggiore incertezza politica ed economica
  • Peggioramento dei comportamenti di pagamento in tutti i settori industriali a partire dal 2015
  • Molti settori ancora in crisi nel 2017

 

Aumento dei problemi economici

A partire dal 2015 la maggiore incertezza economica e politica ha avuto un impatto negativo sull'economia della Turchia, in particolare dopo il tentato colpo di stato nel luglio dello scorso anno. Nel 2016 la crescita economica si è attestata al 2,9% (nel periodo 2012-2015 la crescita annua del PIL era stata, in media, del 6,1%). L'aumento dei consumi privati e degli investimenti ha registrato una flessione, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 12,7% a dicembre 2016, il dato più alto negli ultimi sette anni. L'inflazione ha continuato a crescere a partire dalla fine dello scorso anno, portandosi all'11,3% a marzo 2017.

 

Nel tentativo di stimolare la domanda interna, il Governo ha incrementato la spesa fiscale e ha varato alcune misure di supporto al credito. Benché ciò abbia sortito alcuni miglioramenti a livello economico, le prospettive per il 2017 restano modeste.

 

La Lira turca ha registrato una forte svalutazione negli ultimi sei mesi, mentre i necessari investimenti esteri diretti

(-40%), i flussi di capitale e gli arrivi di turisti (-30%) hanno registrato una decisa flessione. Il disavanzo corrente dovrebbe portarsi quest'anno a circa il 5%. Anche se il tasso di cambio sembra essersi stabilizzato negli ultimi mesi a seguito dell'inasprimento della politica monetaria deciso dalla Banca Centrale, l'economia turca continua a essere esposta a ulteriori deflussi di capitale e oscillazioni valutarie.

L'incertezza politica continuerà probabilmente a rappresentare un problema dopo il referendum costituzionale, a causa dell’alta probabilità di elezioni parlamentari e presidenziali anticipate nel secondo semestre del 2017, la crescente minaccia di attacchi terroristici e la guerra in Siria.

L'impatto sulla performance industriale

Nell'attuale contesto difficile, la riduzione dei consumi privati e degli investimenti, l'aumento della disoccupazione, l'inflazione elevata, le oscillazioni della valuta e la stretta creditizia da parte delle banche (periodi di finanziamento più brevi e maggiori garanzie richieste) hanno avuto ripercussioni più o meno significative sulle principali industrie turche. Tra i diversi settori, l'andamento generale a partire dal 2015 ha registrato un peggioramento dei comportamenti di pagamento, con termini più lunghi e un maggior numero di ritardi; anche il valore dei crediti insoluti ha registrato una crescita significativa. Lo stesso vale per i casi d’insolvenza a carico delle imprese turche. Inoltre, l'80% delle imprese di nuova costituzione dichiara fallimento nei primi tre anni di attività.

Va tuttavia segnalato che, anche nei settori industriali maggiormente in difficoltà nell'attuale contesto, vi sono ancora molte imprese solide e stabili.

Automotive

Nonostante la diminuzione delle vendite sul mercato interno nel 2016 e nei primi mesi del 2017, il settore ha registrato una performance accettabile grazie all'aumento della domanda in Europa (questa industria rappresenta il secondo principale esportatore della Turchia). La flessione dei prezzi del metallo e dell'acciaio e la debolezza della Lira turca hanno sostenuto i produttori e fornitori orientati all'export. Tuttavia, l'aumento dei costi d’importazione sta avendo un forte impatto sulle imprese che dipendono dalle importazioni di ricambi e componenti automobilistici.

Il tasso d’indebitamento e il fabbisogno finanziario delle imprese sono nella media, poiché il sostegno economico viene generalmente dal settore piuttosto che dalle banche. I pagamenti nel settore automobilistico richiedono, in media, 30-60 giorni e l’andamento dei comportamenti di pagamento è generalmente stabile. Tuttavia, i rischi legati al tasso di cambio, la forte concorrenza, il carico fiscale e la scarsa capitalizzazione di un gran numero d’imprese continuano a rappresentare dei fattori di rischio.

Chimica / Farmaceutica

Poiché il settore chimico turco è orientato principalmente al mercato interno e dipende dalle importazioni, i margini di profitto delle imprese hanno subìto la pressione causata dalle oscillazioni del tasso di cambio negli ultimi 12 mesi. I pagamenti nel settore chimico turco richiedono in media 150 giorni. Il sotto-settore della plastica, in particolare, si è mostrato in crisi a causa dell'eccesso di capacità produttiva, della bassa capitalizzazione e della forte concorrenza a livello internazionale. In questo segmento il numero di ritardi di pagamento e d’insolvenze è stato elevato negli ultimi due anni e molti degli operatori finanziariamente più deboli hanno dovuto abbandonare il mercato.

Tuttavia, il sotto-settore farmaceutico continua a registrare una buona performance, anche se molti operatori esteri sono entrati nel mercato turco facendo aumentare la concorrenza per le imprese locali. I prezzi di vendita dei farmaci sono fissati dal Governo e l'Istituto di Previdenza Sociale turco contribuisce al 90% dei pagamenti, rendendo il settore fortemente dipendente da questioni legate al bilancio/spesa pubblica.

Edilizia

Il settore edile turco è in crisi a causa della flessione delle attività, soprattutto nel segmento dell'edilizia residenziale che deve confrontarsi con la diminuzione del livello di fiducia delle famiglie e con i costi di fornitura. L'alto numero di operatori presenti sul mercato favorisce la concorrenza e mette sotto pressione i margini di profitto delle imprese. Tutto questo, unito al forte indebitamento e alla scarsa liquidità, ha portato lo scorso anno ad un aumento dei casi d’insolvenza nel settore edile. I pagamenti richiedono, in media, 120-180 giorni e il comportamento di pagamento del settore è stato piuttosto negativo negli ultimi due anni. Alla luce del tasso d’indebitamento elevato nel settore edile, molte imprese sono tenute a fornire garanzie significative per poter accedere ai prestiti. Tuttavia, il mercato registra ancora la presenza di molti operatori legati a grandi gruppi e società solide che non presentano problemi di liquidità.

Retail di beni durevoli di consumo

Fino al 2015 il settore turco del retail ha beneficiato della solida crescita economica, dell'aumento della popolazione e del crescente potere d'acquisto delle famiglie. Tuttavia, nel 2016 i consumi privati hanno registrato una contrazione dello 0,7% e dovrebbero crescere soltanto del 2% quest'anno a causa dell'aumento dei prezzi dei beni importati (causato dalla svalutazione della Lira) e dei tassi d’interesse, oltre che alla diminuzione della fiducia dei consumatori legata al clima d’incertezza politica ed economica. Questi fattori hanno un impatto immediato sui rivenditori del retail non alimentare/beni durevoli di consumo, che possono contare su bassi margini di profitto e scarsa redditività a causa della forte concorrenza e dei costi d’inventario. Il tasso d’indebitamento di molti rivenditori è piuttosto elevato, mentre le banche sono più riluttanti a concedere prestiti e i tassi d’interesse si mantengono elevati.

I rivenditori con debiti denominati in valuta estera sono particolarmente esposti al rischio di fallimento a causa delle attuali oscillazioni della valuta. Per questo motivo, il Ministero delle Finanze turco ha apportato dei tagli ad alcune imposte al consumo su un certo numero di elettrodomestici, oltre ad aver aumentato le agevolazioni fiscali sugli acquisti di beni immobili in modo da mitigare l'impatto delle oscillazioni del tasso di cambio sui rivenditori. Tuttavia, il numero di ritardi di pagamento e d’insolvenze ha registrato un aumento in questo segmento e i rivenditori di elettronica di consumo che vendono prevalentemente beni importati, e quindi più costosi, sono particolarmente a rischio.

Macchinari

Le imprese di macchinari dipendenti dalle esportazioni in Russia, Iraq e Azerbaijan hanno dovuto confrontarsi con una serie di problemi legati al contesto politico ed economico di questi paesi. Sul mercato interno, il clima d’incertezza politica ha determinato una flessione della spesa in conto capitale, mentre i tassi d’interesse elevati e la debolezza di alcuni settori di riferimento (ad esempio, l'industria tessile) hanno avuto un effetto negativo sul comparto. La concorrenza nel settore turco dei macchinari è forte a causa dell'eccesso di capacità produttiva, che favorisce la guerra dei prezzi. La dipendenza dal finanziamento bancario è elevata. Le oscillazioni della valuta (afflusso e deflusso di valuta estera) rappresentano uno dei problemi principali per questo settore.

Tuttavia, la riduzione dei prezzi delle materie prime, tra cui i metalli, ha contribuito a sostenere i margini di profitto delle imprese di macchinari; inoltre, rispetto a molti altri mercati avanzati, il settore turco continua a beneficiare di costi bassi per la manodopera. I pagamenti nel settore turco dei macchinari/ingegneria meccanica richiedono, di norma, dai 90 ai 120 giorni e il numero di ritardi è elevato.

Metalli

Il segmento dei metalli è in difficoltà a causa di alcuni problemi strutturali, tra cui l'eccesso di capacità produttiva, la forte concorrenza da parte della Cina, la dipendenza elevata dal finanziamento bancario (che si è fatto più restrittivo) e l'esposizione alle oscillazioni della valuta. I casi d’insolvenza e di ritardo nei pagamenti hanno registrato un'impennata negli ultimi due anni causata dalla contrazione dei margini di profitto e dal forte indebitamento delle imprese.

Tessile

L'industria tessile turca ha registrato un andamento negativo negli ultimi anni a causa di una combinazione di fattori: eccesso di capacità produttiva, assenza di produzione di marca, scarsa capitalizzazione, riduzione della domanda interna e delle esportazioni e forte concorrenza da parte dell'Asia. Molte imprese risentono dell'alto tasso d’indebitamento e della scarsa liquidità e i crediti non esigibili sono pari a circa il 6%.

 

 

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