Rapporto Paese Repubblica Ceca 2018

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09 ottobre 2018

Dopo un aumento del 4,5% nel 2017, la crescita del PIL dovrebbe aumentare a un ritmo più lento nel 2018 e nel 2019, poiché la zona euro e la domanda interna si stanno raffreddando.

Rapporto Paese Repubblica Ceca 2018 Fig 1
Rapporto Paese Repubblica Ceca 2018 Fig 2

 

Situazione politica

Capo di Stato: Presidente Milos Zeman (da marzo 2013)

Capo di Governo: Primo Ministro Andrej Babis (da Dicembre 2017)

Popolazione: 10,6 million

Governo di minoranza sostenuto dal partito comunista

Nelle elezioni generali dell’ottobre 2017 il miliardario Andrej Babis e il suo partito populista “ANO 2011” (“Sì 2011”) hanno ottenuto il maggior numero di voti. Un governo guidato da Babis ha perso un voto di fiducia nel gennaio 2018 e si è dimesso, ma è rimasto in carica come governo ad interim. Nel luglio 2018 l’amministrazione, attualmente composta da una coalizione tra ANO 2011 e il partito socialdemocratico ceco di sinistra (CSSD), ha finalmente vinto un secondo voto di fiducia. Tuttavia, ancora priva di una maggioranza con solo 93 seggi nel parlamento di 200 membri, ha dovuto fare affidamento sul sostegno del partito comunista ceco filorusso, che da allora ha un ruolo informale nel governo, per la prima volta dal 1989.

Situazione economica

Prevista una crescita più lenta, ma ancora solida, per il 2018 e il 2019

Rapporto Paese Repubblica Ceca 2018 Fig 3

Dopo essere aumentata del 4,5% nel 2017, la crescita del PIL ceco dovrebbe rallentare nel 2018 e nel 2019, a causa del calo della domanda interna e dell’indebolimento dell’area dell’euro. Tuttavia, l’espansione economica dovrebbe rimanere positiva, con tassi di crescita annui di circa il 3% nel 2018 e nel 2019. La crescita dei consumi privati è stata guidata da un innalzamento dei salari,  una riduzione del tasso di disoccupazione e da condizioni di prestito favorevoli. Negli ultimi anni la crescita delle esportazioni è stata sostenuta dal miglioramento della competitività internazionale del paese. Tuttavia, la carenza di manodopera costituisce sempre più un problema e molte imprese hanno difficoltà a coprire i posti vacanti.

Rapporto Paese Repubblica Ceca 2018 Fig 4

Ad aprile 2017, la Banca Centrale ha deciso di rinunciare al tasso di cambio fisso (tetto massimo valutario) della corona rispetto all’euro a seguito dell’aumento dell’inflazione e di una robusta crescita  economica. Questo limite è stato introdotto nel novembre 2013 per migliorare la competitività del paese, promuovere le esportazioni e contenere le pressioni deflazionistiche. L’aumento dell’inflazione dovuto all’innalzamento dei salari e dei prezzi delle abitazioni ha determinato un graduale incremento del tasso di interesse di riferimento, che è passato dallo 0,25% nell’agosto 2017 all’1,25% nell’agosto 2018. Le finanze pubbliche sono solide grazie alla crescita dei redditi e un maggiore rispetto degli obblighi fiscali. Il debito pubblico, pari al 32% del PIL nel 2017, era contenuto rispetto a quello di altri paesi della regione e dovrebbe scendere ulteriormente. Il buono stato delle finanze pubbliche significa che la Repubblica Ceca non dovrebbe avere alcuna difficoltà a soddisfare i criteri di adozione dell’euro. Ciononostante, l’adesione all’area dell’euro è ancora una questione controversa nelle politiche del paese, con l’opinione pubblica contraria all’idea (nelle elezioni generali dell’ottobre 2017 i partiti pro UE hanno ottenuto solo il 40% dei voti). Un’adesione all’area dell’euro nei prossimi anni appare pertanto improbabile.

Il potenziale fattore di rischio della dipendenza dalle esportazioni

Rapporto Paese Repubblica Ceca 2018 Fig 5

Nonostante le prospettive generalmente favorevoli, permangono rischi negativi. Con una percentuale pari a oltre il 75%, il rapporto tra esportazioni e PIL della Repubblica Ceca è uno dei più elevati dell’UE e, a causa degli investimenti esteri, l’economia ceca è fortemente integrata nelle catene del valore internazionali. Ciò rende il paese vulnerabile alle perdite del commercio estero. I principali rischi al riguardo sono un rapido apprezzamento del tasso di cambio in grado di danneggiare la competitività internazionale, oltre a forti diminuzioni della domanda esterna innescate, ad esempio, dall’accresciuta incertezza politica (Brexit), un’escalation delle controversie commerciali internazionali o da un improvviso rallentamento nell’area dell’euro.

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