Rapporto Paese Bulgaria 2018

Rapporto Paese

  • Bulgaria
  • Agricoltura ,
  • Trasporti,

09 ottobre 2018

Si prevede che la crescita economica della Bulgaria rimarrà solida nel 2018 e nel 2019, poiché la spesa delle famiglie è stimolata dalla crescita dei salari e dal miglioramento del mercato del lavoro.

Rapporto Paese Bulgaria 2018 Fig 1
Rapporto Paese Bulgaria 2018 Fig 2

 

Situazione politica

Capo di Stato: Presidente Rumen Radev (da gennaio 2017)

Capo di Governo: Primo Ministro Boyko Borisov (da maggio 2017)

Popolazione: 7,0 milioni

Permane una certa instabilità politica

In seguito alle elezioni anticipate di Marzo 2017, Boyko Borisov, membro del partito GERB di centro-destra, è stato eletto primo ministro per la terza volta. Borisov è a capo di una coalizione di governo formata dal GERB e dal partito nazionalista “United Patriots”, che vanta un’esigua maggioranza parlamentare (122 su 240 seggi). Le elezioni anticipate si erano rese necessarie a causa delle dimissioni del precedente governo sotto la guida di Borisov dopo la vittoria delle elezioni presidenziali del Novembre 2016 di Rumen Radev, candidato filorusso spalleggiato dai socialisti. Il malcontento politico resta elevato, soprattutto nei confronti degli scarsi progressi registrati nella lotta alla corruzione e alle tangenti e nelle problematiche legate al welfare sociale. Sebbene l’attuale governo in carica persegua una politica filoeuropea, il partito socialista e il presidente Radev caldeggiano relazioni politiche ed economiche più strette con la Russia. 

Situazione economica

Prevista una crescita sostenuta nel biennio 2018-2019

Rapporto Paese Bulgaria 2018 Fig 3

La crescita economica ha subito un’accelerazione a partire dal 2015, trainata principalmente da un incremento delle esportazioni e dall’aumento dei consumi privati. Il PIL dovrebbe rimanere solido nel 2018, in quanto la spesa delle famiglie è sostenuta dalla crescita dei salari e dal miglioramento del mercato del lavoro (è previsto un calo della disoccupazione a circa il 5,5% nel 2018). Al tempo stesso, gli investimenti (compresi i progetti infrastrutturali finanziati dall’UE) hanno ripreso a crescere. Si prevede che l’espansione economica perderà un certo slancio nel 2019, ma rimarrà forte al di sopra del 3%. Sia i consumi privati che la crescita degli investimenti dovrebbero rallentare l’anno prossimo.
In seguito al surplus del 2017, è previsto che il bilancio fiscale torni a registrare un modesto deficit negli anni 2018 e 2019. Il debito pubblico rimane sostenibile (24% del PIL nel 2019).

Rapporto Paese Bulgaria 2018 Fig 4

Dopo la crisi bancaria del 2014, questo comparto ha assistito a notevoli  miglioramenti, come dimostrano la valutazione del settore bancario del FMI del 2016 e una prova di stress effettuata dalla Banca Centrale, che ha attestato che il settore è ben capitalizzato e più resiliente agli shock. Ciononostante, oltre il 10% dei prestiti totali sono in sofferenza; un dato, questo, che continua a rappresentare una  minaccia per la redditività bancaria. Il contesto della politica monetaria bulgara è forte, caratterizzato dal saldo impegno del paese verso il proprio sistema di currency board (il lev è ancorato all’euro), il che rafforza la fiducia degli investitori stranieri. Questo accordo, tuttavia, limita la capacità della Bulgaria di combattere gli squilibri esterni. L’ancoraggio è sostenibile grazie a grandi riserve internazionali (più di nove mesi di copertura delle importazioni) e alle eccedenze delle partite correnti.

Rapporto Paese Bulgaria 2018 Fig 5

L’instabilità politica rimane un problema per le prospettive di crescita dell’economia bulgara a lungo termine, così come la corruzione e una burocrazia farraginosa continuano a ostacolare il contesto imprenditoriale. L’elevato livello di emigrazione (circa un milione di bulgari vive all’estero) e il calo e l’invecchiamento della popolazione (le Nazioni Unite prevedono che la popolazione bulgara diminuirà da 7 milioni a 5,2 milioni entro il 2050) contribuiscono ad aggravare i problemi del mercato del lavoro e a ridurre il potenziale di crescita a lungo termine.

Documenti collegati