CEE Rapporto Paese Bulgaria 2017

Rapporto Paese

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10 ottobre 2017

Il PIL dovrebbe aumentare di oltre il 3% nel 2017 e nel 2018, poiché la spesa delle famiglie è spinta da bassi tassi di interesse e da un miglioramento del mercato del lavoro.

 

Rapporto Paese Bulgaria 2017 Fig 1
Rapporto Paese Bulgaria 2017 Fig 2

 

Political situation

Capo di Stato: Presidente Rumen Radev (da Gennaio 2017)

Capo del Governo: Primo Ministro Boyko Borisov (da Maggio 2017)

Popolazione: 7,0 milioni

Permane una certa instabilità politica

In seguito alle elezioni anticipate del marzo 2017, Boyko Borisov, membro del partito GERB di centro-destra, è stato eletto primo ministro per la terza volta. Borisov è a capo di una coalizione di governo formata dal GERB e dal partito nazionalista «United Patriots», che vanta un’esigua maggioranza parlamentare (122 su 240 seggi). Le elezioni anticipate si erano rese necessarie a causa delle dimissioni del precedente governo sotto la guida di Borisov dopo la vittoria delle elezioni presidenziali del novembre 2016 di Rumen Radev, candidato filorusso spalleggiato dai socialisti. Il malcontento politico resta elevato, soprattutto nei confronti degli scarsi progressi registrati nella lotta alla corruzione e alle tangenti e nelle problematiche legate al welfare sociale. Sebbene l’attuale governo in carica persegua una politica filoeuropea, il partito socialista e il presidente Radev caldeggiano relazioni politiche ed economiche più strette con la Russia.

Situazione Economica

Crescita sostenuta anche nel biennio 2017-2018

Rapporto Paese Bulgaria 2017 Fig 3

Dopo la contrazione del 2009, la Bulgaria ha registrato un debole aumento del PIL, attestatosi in media ad appena lo 0,9% annuo tra il 2010 e il 2014. Tuttavia, la crescita economica ha subito un’accelerazione a partire dal 2015, trainata principalmente da un incremento delle esportazioni e dall’aumento  dei consumi privati. Nel biennio 2017-2018, è previsto un aumento del PIL superiore al 3%, complice la crescita della spesa delle famiglie spronata da bassi tassi di interesse e da un miglioramento del mercato del lavoro. La disoccupazione dovrebbe segnare una flessione dell’8% circa nel 2017. Allo stesso tempo, le esportazioni continuano a essere favorite dall’aumento della domanda nell’area dell’euro ed è prevista una ripresa degli investimenti (tra cui sono inclusi progetti di infrastrutture finanziati dall’UE). Dopo un periodo deflazionistico tra il 2014 e il 2016, che ha avuto gravi ripercussioni sulla redditività delle imprese bulgare, i prezzi al consumo sono tornati a crescere nel 2017 grazie all’innalzamento dei prezzi dell’energia e al rafforzamento della domanda interna.

Rapporto Paese Bulgaria Fig 4

In seguito al surplus del 2016, è previsto che il bilancio fiscale torni a registrare un modesto deficit negli anni 2017 e 2018. L’aumento dei consumi privati e le importazioni stanno incrementando la riscossione delle entrate. Il debito pubblico resta sostenibile e si prevede che subirà una decrescita progressiva (fino a raggiungere il 27,5% nel 2018).
Dopo la crisi bancaria del 2014, questo comparto ha assistito a notevoli miglioramenti, come dimostrano la valutazione del settore bancario del FMI del 2016 e una prova di stress effettuata dalla Banca Centrale, che ha attestato che il settore è ben capitalizzato e più resiliente agli shock. Ciononostante, il 14% dei prestiti totali sono in sofferenza; un dato, questo, che continua a rappresentare una minaccia per la redditività bancaria. Le banche greche contribuiscono per più del 18% agli attivi bancari in Bulgaria, il che lascia il settore alla mercé degli sviluppi avversi dell’economia greca.

Rapporto Paese Bulgaria 2017 Fig. 5

Il contesto della politica monetaria bulgara è forte, caratterizzato dal saldo impegno del paese verso il proprio sistema di currency board (il lev è ancorato all’euro in linea con l’intesa per un currency board del 1997), il che rafforza la fiducia degli investitori stranieri. Questo accordo, tuttavia, limita la capacità della Bulgaria di combattere gli squilibri esterni. L’ancoraggio è sostenibile grazie a grandi riserve internazionali (10 mesi di copertura delle importazioni) e alle eccedenze delle partite correnti.

L’instabilità politica rimane un problema per le prospettive di crescita dell’economia bulgara a lungo termine, così come la corruzione e una  burocrazia farraginosa continuano a ostacolare il contesto imprenditoriale. Sebbene il numero di persone senza lavoro sia diminuito, la disoccupazione di lunga durata rappresenta ancora un grande problema sociale ed economico, con più di 6 persone su 10 rientranti in questa categoria. Anche l’elevato livello di immigrazione e l’invecchiamento demografico si aggiungono alle difficoltà del mercato del lavoro, riducendo le potenzialità di una crescita a lungo termine.