Market Monitor - ICT - Cina

Market Monitor

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  • ICT

30 giugno 2016

Nonostante il tasso di crescita ancora robusto del mercato ICT, le sfide sono in aumento. La concorrenza è sempre più agguerrita, e il costo del lavoro in aumento.

  • Ancora un buon andamento delle vendite nonostante le incertezze economiche
  • Difficoltà crescenti per produttori e rivenditori
  • Aumento dei ritardi di pagamento

Il tasso di crescita del settore cinese dell’ICT ha mostrato un rallentamento lo scorso anno a  causa della crescente incertezza economica, della maggiore penetrazione del mercato e  della concorrenza in materia di prezzi. Tuttavia, il settore ha registrato un tasso di crescita  superiore rispetto al PIL del paese.

Secondo il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie  Informatiche (MIIT), nel 2015 i ricavi complessivi delle imprese con fatturato superiore a 20  ilioni di Yuan sono aumentati del 10,4%, attestandosi a 15,5 trilioni di Yuan, dopo  l’incremento del 13% registrato nel 2014. Le vendite dei produttori del settore ICT hanno  registrato una crescita del 7,6%, mentre quelle dei fornitori di software e servizi sono  aumentate del 16,6%. La crescita è stata sostenuta dalle vendite sul mercato interno  (+17,3%), mentre le esportazioni hanno subito una flessione dello 0,1% nel 2015.

Nonostante il clima d’incertezza economica della Cina, l’Istituto di ricerca BMI continua a  prevedere una forte crescita nel 2016 grazie alla buona performance del mercato  dell’hardware: nel periodo 2016-2020 le previsioni suggeriscono un tasso di crescita annuale composto dell’8,1%.

Anche se permane il rischio di una brusca frenata, l’aumento  del reddito delle famiglie, la modernizzazione delle imprese, il supporto del Governo  all’industria IT e, soprattutto, le tecnologie emergenti come il cloud computing e l’Internet  delle Cose dovrebbero favorire l’espansione del mercato nel medio termine. Pur potendo  contare su solidi tassi di crescita, il mercato cinese dell’ICT si trova a dover affrontare  difficoltà crescenti: i produttori del settore devono confrontarsi con una concorrenza sempre più agguerrita, causata dal gran  numero d’imprese cinesi apparse sul mercato negli ultimi 10 anni, con una conseguente  guerra dei prezzi. Allo stesso tempo, questo segmento è fortemente esposto alle  oscillazioni del prezzo del metallo e del petrolio. Un  altro elemento critico è rappresentato dall’aumento dei costi per  la manodopera, a cui contribuisce la continua crescita dei salari
minimi in diverse province della Cina. Di conseguenza, molti stabilimenti
di produzione del settore ICT hanno difficoltà a reperire il personale necessario. Per quanto riguarda la distribuzione/vendita al dettaglio, il segmento registra un’estensione dei termini di pagamento e un aumento delle fatture insolute. La concorrenza da parte del settore delle vendite online si sta facendo sempre più serrata poiché questi rivenditori sono in grado di offrire prezzi competitivi acquistando comodamente da casa; al contrario, i  negozi tradizionali su strada sono sempre più in crisi a causa dei costi legati a logistica e stoccaggio.

I rivenditori focalizzati sul commercio di marchi esteri stanno subendo una crescente  pressione poiché il Governo cinese favorisce i marchi locali nell’ottica di una strategia di  sicurezza informatica nazionale: ciò significa che queste imprese potrebbero essere  ostacolate nella partecipazione a progetti sponsorizzati dal Governo.

Al momento, il nostro approccio assicurativo si mantiene generalmente positivo per quanto riguarda i grandi produttori e distributori regionali e nazionali, mentre adottiamo maggiore prudenza nei confronti degli integratori di sistemi, dettaglianti e rivenditori online che operano in un contesto altamente competitivo e mostrano una situazione finanziaria meno solida.

Il settore dell’ICT è generalmente caratterizzato da margini di profitto bassi e le imprese tendono quindi a investire anche in altri campi per generare guadagni rapidi, come le società di microcredito o di garanzia oppure il settore immobiliare. Si tratta di una pratica
che ha funzionato bene in passato, ma che oggi presenta rischi maggiori a causa della scarsa liquidità sul mercato e dell’andamento al ribasso del settore immobiliare. Le banche ricorrono spesso a garanzie incrociate nella concessione di prestiti al settore e ciò implica un potenziale “effetto domino” in caso di problemi di liquidità di un’impresa.