Market Monitor - Costruzioni - Regno Unito

Market Monitor

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19 febbraio 2016

Nonostante il rimbalzo globale della produzione, il settore edile rimane colpito dagli effetti della passata crisi.

  • Numerosi casi d’insolvenza nel 2015
  • I termini di pagamento sono ancora molto lunghi
  • Le imprese edili legate al settore del fotovoltaico sono maggiormente a rischio

Il settore edile britannico contribuisce ad oltre il 6% del PIL del Regno Unito e nel 2015  occupava 2,1 milioni di persone. Il settore, che si era mostrato in grande difficoltà dopo la crisi del credito del 2008, ha registrato una ripresa nel 2013 e 2014. Tuttavia, il 2015 ha mostrato un rallentamento della produzione del settore (2,2% nel 3° trimestre), anche se le attività sono tornate a crescere verso la fine dell’anno. La carenza di manodopera specializzata ha spesso comportato il rinvio di progetti di costruzione.

Nonostante la ripresa generale, il settore edile risente ancora degli effetti della recente fase di recessione: ciò è apparso particolarmente evidente nel 1° semestre del 2015, quando i casi d’insolvenza hanno fatto registrare un forte aumento. Il fallimento di alcune delle imprese più grandi ha avuto un effetto a catena sui relativi fornitori e sub-appaltatori, che sono a loro volta falliti a causa delle forti somme di denaro insolute.

I problemi esistenti sono particolarmente evidenti nelle procedure di appalto in quanto, durante il periodo di recessione, molte imprese edili avevano accettato contratti a condizioni non più sostenibili nel 2014 e 2015, a causa soprattutto dell’aumento del costo  delle materie prime e della manodopera. Poiché molte imprese stanno ancora lavorando  con margini molto limitati, le perdite sui contratti sono piuttosto frequenti nonostante il  miglioramento del flusso di ordini. I ritardi di pagamento continuano a rappresentare un  problema nel settore edile, soprattutto per quanto riguarda i fornitori di prima fascia che, a  loro volta, sono in difficoltà a causa dei contratti stipulati in precedenza. Le notifiche di  mancato pagamento hanno fatto registrare un aumento nel 2015 e dovrebbero  mantenersi elevate anche quest’anno.

Allo stesso tempo, l’accesso al finanziamento bancario si conferma difficile per le imprese  più piccole o viene erogato a condizioni poco vantaggiose. La mancanza di finanziamenti  ha un impatto su quelle imprese che devono riprendere gli investimenti, soprattutto in  conto capitale, per essere in grado di competere su un mercato in crescita. Tuttavia, grazie  alla ripresa dei volumi di produzione a partire dal 2013/2014, i costruttori possono oggi  essere più selettivi nella scelta dei contratti di appalto e, quindi, influire maggiormente sui  termini di pagamento, pur dovendo comunque fare i conti con l’aumento dei costi della  manodopera e delle materie prime che influiscono negativamente sui margini di profitto.

I  casi d’insolvenza nel settore edile dovrebbero stabilizzarsi nel 2016, dopo la crescita registrata lo scorso anno. Dopo che nel 2014 avevamo aumentato la nostra propensione al  rischio nei confronti di questo settore, all’inizio del 2015 abbiamo nuovamente adottato un  approccio più restrittivo a causa del nuovo aumento dei casi di fallimento.

Continueremo a  mantenere un approccio prudente nei prossimi mesi, valutando la concessione di copertura caso per caso. Il rapido peggioramento riscontrato nel caso di  alcune imprese del settore edile conferma la necessità di ricevere le informazioni  finanziarie più recenti da parte degli acquirenti, in quanto ci consente di prendere decisioni informate ed aggiornate in relazione alle richieste di limiti di credito.

Adottiamo particolare prudenza nei confronti delle imprese che dipendono dal settore  fotovoltaico britannico, attualmente a rischio dopo che il Governo ha ridotto gli incentivi di  oltre l’80%. I casi d’insolvenza in questo segmento hanno fatto registrare un aumento già  dalla fine dello scorso anno.