Market Monitor - Costruzioni - Italia

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19 febbraio 2016

Cooperative e PMI focalizzare sull'edilizia residenziale domestica rimangono fortemente esposte al rischio di insolvenze.

  • Il 2015 dovrebbe segnare la fine del periodo di recessione
  • I piccoli operatori continuano ad essere maggiormente a rischio
  • Le banche sono ancora riluttanti a concedere prestiti

Italia: Settore Costruzioni

Il settore edile italiano contribuisce al 4,8% del PIL del paese. Il comparto è stato duramente colpito dalla crisi economica degli ultimi anni influendo sulla contrazione del PIL nel periodo 2012-2014.

A partire dalla crisi globale del credito del 2008, il settore edile italiano ha perso circa il 50% del valore della produzione, oltre a 69.000 addetti, a causa della crisi economica, dei tagli alla spesa pubblica, della riduzione degli investimenti privati e della forte stretta creditizia.

Tuttavia, non tutte le imprese sono state ugualmente colpite dalla recessione: la maggior parte dei grandi operatori del settore ha mostrato di possedere sufficiente elasticità grazie alla diversificazione del portafoglio di lavori strutturali e all’orientamento all’export. Ad esempio, nel 2014 il fatturato del settore edile generato dalle esportazioni è cresciuto del 9,7%, compensando il rallentamento del mercato interno (-6%). Ma se tale situazione
ha avuto un impatto positivo soprattutto sulle grandi aziende, le cooperative e i consorzi edili che operano sul mercato interno e dipendenti dai lavori pubblici sono stati duramente colpiti dalla contrazione della domanda e dalla stretta creditizia.

Un altro problema è rappresentato dai ritardi di pagamento da parte degli enti pubblici: nel 2015 i tempi di pagamento medi sono stati di 177 giorni e il valore delle fatture insolute ammontava a 8 miliardi di Euro. Le piccole e medie imprese che operano nell’edilizia residenziale hanno subito l’impatto maggiore a causa della riduzione degli investimenti nelle abitazioni private e delle difficoltà di accesso al finanziamento bancario. L’unica eccezione sono stati i lavori di ristrutturazione, sostenuti dagli incentivi statali. Dalla fine del 2014 la performance del settore edile italiano ha iniziato a mostrare segnali di miglioramento grazie alla modesta ripresa dell’economia (il PIL è cresciuto dello 0,7% nel 2015 dopo anni di contrazione).

Secondo l’Istituto Statistico italiano (ISTAT), tra gennaio e ottobre 2015 la riduzione della produzione del settore edile è stata del 2,6%, dopo la diminuzione del 6,9% registrata nel 2014. Tuttavia, gli indicatori di mercato si confermano negativi per quanto riguarda gli investimenti pubblici e la spesa per le infrastrutture.

Italia: Settore Costruzioni

Nel 2016 l’economia italiana dovrebbe crescere dell’1% e la produzione del settore edile dovrebbe diminuire soltanto dello 0,5%. Gli investimenti dovrebbero aumentare del 3,2% grazie agli investimenti pubblici e di manutenzione straordinaria sugli edifici esistenti (+1,5%), mentre gli investimenti in nuove abitazioni dovrebbero continuare a registrare una flessione (-3%).

I casi d’insolvenza nel settore edile sono tornati a crescere nel 2015 e hanno coinvolto anche tre importanti consorzi edili. Il numero di fallimenti non dovrebbe ridursi in modo significativo nel 2016 e si manterrà a un livello storicamente elevato, in contrasto con le previsioni per l’intero comparto industriale italiano che suggeriscono una diminuzione dei fallimenti del 5%. Le cooperative e le piccole e medie imprese operanti nell’edilizia residenziale sul mercato interno saranno maggiormente esposte al rischio di
fallimento. Crediti commerciali e DSO non dovrebbero mostrare segnali di miglioramento e la liquidità e comportamenti in materia di pagamenti comparto si manterranno negativi.

Le banche continuano ad essere riluttanti a concedere prestiti alle imprese edili e i finanziamenti per progetti di edilizia residenziale restano contenuti nonostante il programma di “Quantitative Easing” lanciato dalla BCE per aumentare la liquidità e  stimolare gli investimenti. Molte imprese di questo settore hanno un elevato tasso d’indebitamento.

Il nostro approccio assicurativo si conferma quindi restrittivo: anche se la fase di recessione sembra volgere al termine, non vi sono ancora segnali di una solida ripresa. Adottiamo un approccio più disponibile nei confronti delle imprese di costruzione maggiormente orientate all’export e meno dipendenti dal settore pubblico nazionale. In fase di sottoscrizione, valutiamo con particolare attenzione la qualità del portafoglio dei crediti, il flusso degli ordini e la copertura mediante pagamenti anticipati, la quantità e anzianità del debito e il flusso di cassa disponibile a copertura degli investimenti e del servizio del debito. L’indebitamento finanziario dell’impresa deve essere coerente con la liquidità disponibile e la consistenza del patrimonio netto. Nel caso di richieste di copertura di grande entità, svolgiamo indagini approfondite e incontriamo personalmente gli acquirenti per avere una visione più completa della loro attività e strategia finanziaria.

 

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