Market Monitor - Beni Durevoli di Consumo - Canada

Market Monitor

  • Canada
  • Beni durevoli

08 aprile 2016

  • Il basso livello delle vendite natalizie potrebbe provocare ritardi nei pagamenti e insolvenze nel 2016
  • Dilazione dei termini di pagamento per i rivenditori al dettaglio
  • I pagamenti richiedono, in media, 90-120 giorni

Nel 2015 il settore canadese del commercio al dettaglio è aumentato del 2,6% (attestandosi a 505,5 miliardi di dollari canadesi), dopo la crescita del 4,6% nel 2014. Tuttavia, lo scorso anno i margini di profitto hanno registrato una diminuzione e nel mese di dicembre la  fiducia dei consumatori canadesi è scesa al livello più basso negli ultimi due anni a causa del  clima d’incertezza nei confronti della crescita economica del Canada (il PIL dovrebbe aumentare soltanto dell’1,4% nel 2016). I bassi tassi d’interesse e d’inflazione dovrebbero comunque sostenere la crescita delle vendite nel settore della vendita al dettaglio.

La globalizzazione dei canali di acquisto ha aperto molte prospettive per i rivenditori internazionali e online, soprattutto grazie alla vicinanza con gli Stati Uniti. Ciò ha determinato l’aumento della concorrenza e della pressione sui margini di profitto, con un
impatto negativo sulle imprese con infrastrutture insufficienti e a bassa capitalizzazione.

I pagamenti nel settore canadese del commercio al dettaglio dei beni durevoli di consumo richiedono in media 90-120 giorni. I casi di ritardo nei pagamenti si sono stabilizzati nel 2° semestre del 2015; tuttavia, la contrazione delle vendite registrata nel periodo natalizio ha fatto aumentare i livelli d’inventario e non si può escludere una crescita dei casi d’insolvenza. I rivenditori cercano di evitare i pagamenti anticipati e chiedono ai propri fornitori di pagare soltanto una volta effettuata la vendita. Questa variazione dei termini di pagamento potrebbe comportare un aumento dei ritardi; tuttavia, poiché molti rivenditori hanno migliorato i propri livelli d’inventario per evitare un eccesso d’offerta, l’eventuale riprogrammazione dei pagamenti non dovrebbe per il momento rappresentare un problema. Secondo l’Ufficio del Sovrintendente al Fallimento, tra gennaio e novembre 2015 il numero di casi d’insolvenza nel settore della vendita al dettaglio ha registrato una riduzione del 3,9% rispetto all’anno precedente (da 511 a 491 casi). Tuttavia, alcune grandi catene del settore hanno presentato istanza di fallimento o annunciato la chiusura di punti-vendita tra l’inizio e la metà del 2015.

Il numero di casi d’insolvenza nel settore dei beni durevoli di consumo dovrebbe  mantenersi stabile nel 2016 poiché i margini di profitto di molte imprese sono sotto pressione, la concorrenza è forte e le vendite online stanno mettendo a dura prova i negozi tradizionali. Le imprese più deboli che non sono in grado di adattarsi alle mutevoli  condizioni di mercato si troveranno in grave difficoltà. L’eventuale fallimento delle imprese più grandi avrebbe un forte impatto sul settore della vendita al dettaglio e porterebbe a un aumento del numero di casi d’insolvenza. Alla luce di questi sviluppi e delle oscillazioni del  livello di fiducia dei consumatori, il nostro approccio assicurativo si mantiene tra il neutro e il prudente. Nel segmento degli elettrodomestici, la maggior parte dei rivenditori sono  società con buona capitalizzazione, mentre per quanto riguarda l’arredamento, adottiamo maggiore prudenza nei confronti dei piccoli operatori a causa della difficoltà di accedere ai loro dati finanziari.

Nel sotto-settore tessile, le imprese altamente specializzate appaiono più vulnerabili rispetto ai concorrenti con un’offerta più diversificata o ai rivenditori online. Questo sotto- settore ha registrato molti casi di fallimento negli ultimi due anni e le imprese superstiti  dovrebbero poter contare su una maggiore elasticità e una migliore qualità creditizia.

Monitoriamo con attenzione i fattori economici che potrebbero avere un impatto negativo sulla performance del comparto, quali aumento della disoccupazione, oscillazioni del  dollaro canadese, crescita dell’inflazione e/o congiunture economiche negative che potrebbero minare ulteriormente la fiducia dei consumatori.

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